Loving Vincent, la vita di Van Gogh diventa arte animata

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Ieri sera ho approfittato del fatto che in alcuni cinema, a grande richiesta, replicavano Loving Vincent, un film di cui avevo sentito parlare e di cui mi sono incuriosito.
Ammetto di essere di parte, in quanto Van Gogh è uno dei miei pittori preferiti, e ad attrarre la mia attenzione è stata fin da subito la tecnica utilizzata.

Il film, scritto e diretto da Dorota Kobiela e Hugh Welchman è composto di 65 mila frame dipinti a mano, olio su tela, da 125 pittori professionisti da tutto il mondo che si sono recati in Polonia e Grecia per partecipare a questo progetto che letteralmente porta in vita le opere del pittore, quasi a voler personificare il suo aforisma che noi non possiamo parlare se non con i nostri dipinti.
In pratica Loving Vincent è stato girato prima con gli attori dal vivo,e successivamente ogni singolo fotogramma è stato “ridipinto” a mano. L’effetto è veramente suggestivo: le opere d’arte diventano suggestive scene animate.

La storia ruota attorno agli ultimi mesi dell’artista. Il postino Joseph Roulin (Chris O’dowd), amico di Van Gogh (Robert Gulaczyk) incarica suo figlio Armand (Douglas Booth) di consegnare l’ultima lettera del pittore a suo fratello Theo. Arrivato a Parigi, Armand scopre dal commerciante di colore Pere Tanguy (John Sessions) che anche Theo è morto, e dopo aver ascoltato da lui la storia travagliata di van Gogh, Armand si rende conto di aver giudicato male il pittore e vuole vederci chiaro sulle cause del suicidio. Così si reca a Auvers-sur-Oise per incontrare il dottor Paul Gachet (Jerome Flynn), il medico che ha seguito Vincent nelle ultime settimane. Il dottore è assente per alcuni giorni, e Armand decide di aspettarlo in paese. Nell’attesa di parlare col dottore, gli abitanti del villaggio gli raccontano le diverse personali teorie sul suicidio. il giovane incontra Adeline Ravoux (Eleanor Tomlinson), la figlia del proprietario della locanda dove alloggiava l’artista, Marguerite (Saoirse Ronan) e Louise (Helen McCrory), rispettivamente la figlia e la governante del dottore, e il barcaiolo (Aidan Turner) lungo il fiume dove Vincent tracorreva le sue giornate.
La storia assume i caratteri di un’inchiesta sul suicidio del pittore, fino a quando il colloquio con il dottor Gachet svelerà la straziante verità.
“Ho deciso di combinare le due mie passioni, i film e la pittura, e creare un film “dipinto” – spiega Dorota Kobiela, regista e sceneggiatrice di Loving Vincent- Avevo trent’anni quando ho pensato all’idea di questo film, la stessa di Vincent quando ha iniziato a dipingere. Molti suoi dipinti sono l’esempio di come lui mi abbia ispirato. Ho lottato tutta la mia vita contro la depressione e sono sempre stata colpita da come Vincent combattesse a soli vent’anni gli ostacoli della sua esistenza e di come ha trovato, attraverso l’arte, il modo di creare bellezza. Le sue lettere mi hanno aiutato in periodi bui della mia vita e hanno ispirato la realizzazione di questo film”.