Carlo Greppi, Bruciare la frontiera – intervista e recensione

L'autore e storico a Zeropositivo: "La Storia serve per farci capire le conseguenze di alcune retoriche e derive. Io dal mio lato spero di rimanere sempre fedele a me stesso"

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Dopo il successo di Non restare indietro sono tornati in libreria Francesco e Kappa: i due ragazzi, nati dalla penna dello storico e scrittore Carlo Greppi, sono i protagonisti del nuovo romanzo per ragazzi (e non solo) Bruciare La Frontiera (Feltrinelli, 176 pp. ,13,00€).

Nel primo romanzo Francesco, adolescente inquieto e incontenibile, affronta il viaggio che cambierà la sua vita: una visita al campo di concentramento nazista di Auschwitz, in Polonia. Grazie all’aiuto delle guide (tra cui spicca Gianluca), della sua professoressa di storia e dei suoi compagni, il viaggio diventa un’occasione di crescita personale e di riflessione, che porta il protagonista a ridefinire gli equilibri della sua vita.

Bruciare la frontiera racconta della definitiva maturità di Francesco, che dopo aver visitato il lager nazista “applica” la lezione nella vita quotidiana: teatro delle vicende  sono le Alpi tra Francia e Italia, zona di frontiera tanto cara al nonno Dodo, in cui ha vissuto la sua giovinezza e il periodo difficile della guerra. Il viaggio di Francesco per “bruciare la frontiera” per i suoi 18 anni si interseca con le vicende di Céline e Ab, lei ragazza francese, lui immigrato africano che cerca di entrare in Francia, uniti da un amore iniziato a distanza.

‘Bruciare la frontiera’ ha il grande pregio di restituirci la storia fatta non dalle grandi potenze ma dagli individui, restituendoci un racconto più umano, senza cadere nella retorica.

Bruciare la frontiera, così come Non restare indietro ha il grande pregio di restituirci la storia fatta non dalle grandi potenze ma dagli individui, restituendoci un racconto più umano, senza cadere nella retorica. In più, in questo sequel, la storia diventa la linea guida del presente, in cui Francesco “metter in atto” la lezione imparata ad Auschwitz e decidendo così di prendere una posizione, e vincere la paura. I parallelismi tra gli ebrei degli anni Trenta-Quaranta e rifugiati che cercano asilo oltralpe seminano nel lettore la riflessione di una storia che si sta ripetendo ma il cui finale, grazie alla presa di coscienza del passato, può e deve essere diverso.

 

Carlo Greppi
Carlo Greppi (Ph. Cristiano Guerri)

In occasione di Tempo di Libri ho avuto la possibilità di fare alcune domande all’autore, che alla Fiera del Libro di Milano ha incontrato i ragazzi delle scuole secondarie.

In Bruciare la Frontiera Francesco è passato dalla consapevolezza “teorica” di Auschwitz “all’azione”, applicando la lezione imparata visitando il campo di concentramento. Sulla costruzione dei personaggi quanto hanno influenzato gli incontri con i ragazzi?
Sicuramente gli incontri con i ragazzi hanno influenzato tanto, io sono partito da un ragazzo più giovane, un sedicenne in crisi, inquieto, per arrivare a un Francesco maturo, che si pone dei problemi più grandi e forse più legati al presente. Sono infinitamente grato a tutti ragazzi incontrati in questi anni, confermano che c’è una maturità diffusa ma che spesso non trova le opportunità per essere manifestata.

Di solito si ha in mente la figura dello storico come una sorta di “giornalista della storia”, che cerca di essere più neutro possibile. Tu invece ti schieri in prima linea contro il “ripetersi della Storia”
Credo sia un dovere morale prendere posizione nella vita, soprattutto se sei una figura pubblica (anche se lo sei in maniera ristretta): se hai un seguito, su certe questioni non puoi transigere. La Storia serve per farci capire le conseguenze di alcune retoriche e derive. Io dal mio lato spero di rimanere sempre fedele a me stesso.

La Storia serve per farci capire le conseguenze di alcune retoriche e derive.

A proposito di derive, alle ultime elezioni i partiti neofascisti Forza Nuova e Casapound non hanno raccolto molto consenso ma non si può dire che le forze più suffragate abbiano utilizzato toni pacati nei confronti dell’immigrazione.
Purtroppo, il problema è che il vero voto “utile” lo hanno applicato i fascisti che hanno votato Lega. La Lega va fermata e contrastata, con la sua retorica violenta e xenofoba.

Il 15 marzo esce il tuo nuovo volume dedicato al 25 Aprile nella collana sui “Dieci giorni che hanno cambiato l’Italia”, puoi darci un’anticipazione?
Sono molto soddisfatto su questo nuovo lavoro, con questo libro ho cercato di raccontare il Giorno della Liberazione dal punto di vista dei vertici della Resistenza, spero di esserci riuscito.

Chi è Carlo Greppi

Carlo Greppi (Torino, 1982), dottore di ricerca in Studi storici, collabora con Rai Storia – come autore, conduttore e inviato – ed è membro del comitato scientifico dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”. Socio fondatore dell’associazione Deina e presidente dell’associazione Deina Torino, organizza percorsi formativi per studenti nelle storie e nelle memorie del Novecento. Collabora con Doppiozero e con la Scuola Holden. Il suo libro L’ultimo treno. Racconti del viaggio verso il lager (Donzelli 2012) ha vinto il premio “Ettore Gallo”, destinato agli storici esordienti. Ha curato e tradotto il libro di Piotr M. A. Cywinski, direttore del Memoriale e Museo di Auschwitz-Birkenau Non c’è una fine. Trasmettere la memoria di Auschwitz (Bollati Boringhieri 2017). Da Feltrinelli ha pubblicato l’ebook La nostra Shoah. Italiani, sterminio, memoria (2015), il saggio Uomini in grigio. Storie di gente comune nell’Italia della guerra civile (2016) e i romanzi per ragazzi Non restare indietro (2016, premio Adei Wizo 2017, sezione ragazzi) e Bruciare la frontiera (2018). A ottobre 2017 ha vinto il premio “DIG Awards – Documentari, Inchieste, Giornalismi”, con il film-maker Giampaolo Musumeci, per lo sviluppo di un progetto di documentario intitolato No Border. Militanti ai confini dell’Europa.
Il 15 marzo 2018 è uscito il suo 25 aprile 1945 (Editori Laterza).