Daria Bignardi, Storia della mia ansia – recensione

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Lea è un’autrice di successo che nella vita è cresciuta con l’ansia, che sua madre le ha trasmesso fin da piccola. Nonostante il suo successo, il matrimonio con Shlomo e i suoi tre figli, l’ansia continua a essere parte integrante della sua vita fino a quando non le viene diagnosticato il cancro. Daria Bignardi in “Storia della mia ansia” (Mondadori, 2018, 186 pagine) ci regala un romanzo che si legge scorrevolmente, evitando false retoriche ma anzi scontrandosi con la realtà nuda e cruda.

La storia di Lea, dei suoi problemi di salute e del suo matrimonio in crisi, vengono raccontati in maniera asciutta, senza fronzoli e senza drammatizzazioni eccessive. Il lettore vive insieme alla protagonista il dramma della chemio, il malessere che provoca ma se ci si aspettata un melodramma, si rimane delusi. La Bignardi, infatti, con uno stile chiaro, un tono colloquiale e una narrazione fresca, attraverso una sorta di “flusso di coscienza” racconta la realtà non facile del malattia ma al tempo stesso trasmette la gratitudine di Lea, che grazie alla sua malattia mette in discussione tutta la sua vita e finalmente riesce a far luce sulle pieghe irrisolte della sua esistenza e del suo matrimonio.

Lea conosce Luca in ospedale, anche lui in chemioterapia, e tra i due inizia una complicità che porterà la donna a porsi delle domande sul suo rapporto con il suo algido marito Shlomo. Una via di fuga o un’illusione? Nelle ultime pagine la risposta.

Insomma, un motivo senz’altro per cui vale la pena leggere questo libro è la sensazione di gratitudine e liberazione che si respira arrivati alla pagina dei ringraziamenti, a lettura terminata. Un invito a non aver paura di mettere in discussione tutto e perché no a liberarsi dall’ansia, quando diventa particolarmente dannosa per le nostre esistenze.

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