Giù le mani da Plutone di Vincenzo Falbo – recensione

La recensione del libro Vincenzo Falbo, un viaggio affascinante attraverso il Sistema Solare

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“Mi sono più volte chiesto perché a tutti i pianeti del nostro Sistema Solare sia stato attribuito il nome di un dio – o di una dea nel caso di Venere, oppure di una entità cosmogonica delle origini per quanto riguarda Urano/cielo stellato- attinto dalla mitologia greco-romana, e dopo qualche titubanza iniziale ho tratto la conclusione che nessun’altro nome avrebbe potuto essere più appropriato, e quindi proponibile”.

In difesa di Plutone, pianeta declassato

Un viaggio tra mitologia, storia, filosofia, teologia e soprattutto astronomia. No, non è un volume di un enciclopedia ma il libro “Giù le mani da Plutone- parte integrante della storia dell’astronomia” di Vincenzo Falbo, edito da Albatros. Ho ascoltato Falbo dal vivo questa estate, in una serata dedicata all’osservazione delle stelle in occasione di San Lorenzo, a Ischitella, sul Gargano. Con grande e instancabile amore per l’argomento, l’autore del libro ha incantato l’uditorio snocciolando i temi della sua opera, dedicata alla difesa del pianeta scoperto nel 1930.

Il termine ‘difesa’ non è casuale, perché l’autore sviluppa una vera e propria arringa a favore del pianeta che nell’estate del 2006 è stato a suo dire ingiustamente declassato a pianetino o pianeta di serie B, perdendo il ‘titolo’ di nono pianeta del Sistema Solare. La sentenza è stata emessa a Praga dalla I.AU., l’organizzazione astronomica internazionale che racchiude al suo interno le principali società astronomiche, che, tra le sue prerogative, ha quello di fissare gli standard di ricerca e orientamento in ambito astronomico.

Falbo, partendo da questo fatto – che ricordiamo ha scatenato diverse proteste in ambito scientifico- prende per mano il lettore, imbastendo un banchetto di conoscenze non solo astronomiche, ma storiche e filosofiche. Se da un lato si parte subito entrando nel merito della decisione del 2006, a poche pagine di distanza di possono già gustare pagine di divulgazione astronomica che affondano le loro radici in secoli e secoli di studio e osservazione della volta celeste.

Plutone, foto: NASA / Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory / Southwest Research Institute (http://pluto.jhuapl.edu/Multimedia/Science-Photos/image.php?gallery_id=2&image_id=243)

Un lungo viaggio tra storia, mitologia e filosofia

In particolare, dal terzo capitolo, Falbo dimostra come le conoscenze astronomiche dell’antichità, anche rudimentali, si intersechino in più punti con la religione e il mito, non solo perché ancora oggi chiamiamo i pianeti con i nomi degli dei, ma anche perché l’uomo fin dalle pitture rupestri – considerate da alcuni astronomi delle vere e proprie mappe del cielo- ha osservato il cielo. “Si è creato una sorta di legame speciale tra i pianeti e dei, ricollegabile a quella cosmogonia e teogonia delle origini, che, attraverso la mitologia che ne ha perpetuato l’essenza, non può essere ormai più sciolto”.

Ma oltre ai classici legami tra la mitologia greca e l’astronomia, è la cultura astronomica nonché la cosmogonia elaborata dai Sumeri e assimilata dai popoli della Mesopotamia a suscitare meraviglia.

Infatti, non solo dal testo emerge la possibilità che in realtà le conoscenze astronomiche dei Sumeri siano molto più avanzate di quanto noi crediamo, ma anzi, i più recenti scavi potrebbero riservarci non poche – piacevoli- sorprese. Tra cui, un poema sulla creazione dell’universo, l’Enûma Eliš, tradotto dal sumero al babilonese, attraverso gli epici scontri tra dèi-pianeti, in cui:

“la circostanza straordinaria sarebbe costituita dal fatto che l’ordine dei pianeti che gravitano intorno al Sole- riportati su una tavoletta di argilla accadica recuperata dagli archeologi e custodita presso il Museo di Stato di Berlino- riguarderebbe, secondo l’interpretazione di Zacharia Sitchin, non solo i cinque corpi celesti  (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno) che l’astronomia classica, insieme alla Terra, posta al centro dell’Universo, e al suo satellite, la Luna, più il Sole, ci ha tramandato, ma anche Nettuno, Urano e, nemmeno a farlo apposta, il nostro piccolo Plutone (scoperti rispettivamente, nel 1781, nel 1846, e nel 1930), oltre ad un ulteriore pianeta, oggi ancora sconosciuto”.

Condivisibile o no questa ipotesi, la trattazione di Falbo è una passeggiata nel mito e nella storia, e il viaggio continua nei capitoli successivi con l’astronomia ellenica, da Pitagora ad Eratostene (filosofo che ha teorizzato la sfericità della Terra) passando in rassegna, senza cadere nella noia, le principali speculazioni filosofiche sul nostro Universo fino ad arrivare ad Aristotele, “reo”, attraverso la sua teoria geocentrica, che quindi vuole la Terra dell’Universo, di essere stato un freno allo sviluppo dell’eliocentrismo.

Il viaggio continua nell’antica Roma, con il calendario del re Numa prima e quello di Giulio Cesare poi, fino al Medio Evo e alla rivoluzione eliocentrica di Copernico, con la pubblicazione del libro De revolutionibus orbium coelestium (Delle rivoluzioni dei mondi celesti) nel 1543.

Il viaggio infine procede con l’astronomia moderna, da Keplero a Newton fino ad Einstein, alle teorie contrapposte sul Bing Bang e il futuro del nostro Sistema Solare. Ultimo, ma non meno importante, un appello accorato alla comunità astronomica internazionale, per far tornare Plutone “al suo posto” ovvero tra i pianeti di serie A.

Conclusioni

Insomma, “tanta carne” a cuocere, ma se pensate che la lettura sia nozionistica e noiosa vi sbagliate: Vincenzo Falbo con cura e passione ‘prende per mano’ il lettore, lo accompagna fermandosi a spiegare in parole povere teorie e definizioni, senza perdere la freschezza di linguaggio e la familiarità della trattazione. Tante curiosità ma anche molta riflessione sul rapporto tra l’Uomo e l’Universo.

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