Il Teatro alla Scala di Milano quest’anno ha aperto la sua stagione di opera e balletto con l’Attila di Giuseppe Verdi, diretta dal maestro Riccardo Chailly, con l’allestimento di Davide Livermore. Come ogni anno c’è stata grande attesa attorno alla prima scaligera, da oltre 200 anni evento di spicco del panorama musicale e culturale italiano.

L’Attila di Giuseppe Verdi è stata rappresentata per la prima volta al Teatro la Fenice di Venezia il 17 marzo 1846, un anno dopo Giovanna D’Arco (alla Scala) e Alzira. Il libretto è ispirato alla tragedia Attila,  König der Hunnen (1809) di Zacharias Werner, con cui Verdi venne a contatto attraverso le citazioni di quest’opera contenute nel De l’Allemagne di Madame de Staël.

Chi era Attila e quando è vissuto

Vissuto nel V secolo d.C. Attila è stato un grande condottiere nonché imperatore degli Unni, uno dei popoli barbari che si affacciarono sull’Europa Occidentale con cui l’Impero Romano dovette fare i conti prima della sua definitiva caduta.

Vissuto tra il 434 e il 453, fino all’età di vent’anni cresce a Ravenna, capitale dell’Impero Romano. Infatti tra i Romani e gli Unni vigeva un accordo secondo il quale i latini dovevano versare annualmente 160 chili d’oro al popolo barbaro ed entrambi a garanzia del trattato avevano in ostaggio alti membri dei due popoli.

Alle morte di Rua, il fratello ventisettenne di Attila, Bleda gli succede e in questo periodo le mire espansionistiche unne si rivolgono verso l’Oriente e la Persia. Dopo alcune sconfitte in Armenia Attila e Bleda decidono di riassestarsi lungo il confine con l’Impero Romano, nel 440, devastando città Illiriche come l’attuale Belgrado. In risposta alla notizia che l’imperatore Teodosio era pronto a coniare nuove monete per finanziare un’offensiva contro gli Unni, nel 443 essi tornano all’attacco, non solo attraversando il Danubio ma assediando Costantinopoli, capitale dell’Impero Romano d’Oriente. Solo la mancanza di approvvigionamenti  e la robustezza delle mure della città ne evita la conquista, Teodosio ammette la sconfitta, placando l’invasione unna.

Attila diventa re e terrorizza l’Europa

Nel 445 Bleda muore e Attila diventa re: durante le sue scorrerie non lesina con violenze e saccheggi, tanto che il solo nome seminava terrore in tutta Europa. Nel 452 torna ad invadere l’Italia, dopo aver calcato le terre dell’attuale Francia e Germania. Evento narrato anche da Verdi nella sua opera, è l’assalto alla città di Aquileia, durato ben tre mesi. Da qui nessuna città gli oppone resistenza e arriverà agevolmente alla conquista di Milano. Dopo aver scacciato l’imperatore da Ravenna torna aldilà del Danubio. Muore nel 453 prima di attuare il suo piano di attaccare di nuovo Costantinopoli, probabilmente colpito da un’emorragia nasale. Alla sua morte il suo impero si disgrega.

Attila, un mito nella storia dell’arte

Raffaello e l’incontro di Attila con il papa Leone

Incontro tra Papa Leone Magno e Attila affresco, 1514, Stanza di Eliodoro, Palazzi Pontifici, Vaticano.
Incontro tra Papa Leone Magno e Attila affresco, 1514, Stanza di Eliodoro, Palazzi Pontifici, Vaticano.

Nel Rinascimento è il grande Raffaello a immortalare in un affresco l’incontro leggendario tra Papa Leone Magno e Attila sul Mincio del 452. L’incontro ha i tratti della leggenda: secondo la tradizione grazie all’apparizione dei Santi Pietro e Paolo, il pontefice riesce a dissuadere il re unno dal saccheggiare Roma.  Nella realtà dei fatti fu la scarsità di viveri a bloccare l’avanzata in Italia.

Il campo è idealmente diviso in due, a destra la presenza dinamica e tempestosa degli Unni (con tanto di fuoco sullo sfondo) mentre a sinistra i Santi si stagliano su un cielo sereno e aleggiano sulla compostezza del papa e della sua delegazione. Questo quadro è stato utilizzato anche come scenografia di una parte dell’opera Attila alla Scala di Milano di quest’anno.

La Festa di Attila di Mor Than

Mór Than, Festa di Attila, 1870, olio su tela, 176 x 255 cm, Galleria Nazionale Ungherese, Budapest
Mór Than, Festa di Attila, 1870, olio su tela, 176 x 255 cm, Galleria Nazionale Ungherese, Budapest

Gli Unni dopo lo splendore dell’impero di Attila, si andranno ad integrare nel popolo Ungaro. Per questo da più parti gli ungheresi rivendicano la discendenza dal re unno. Ed è proprio l’ungherese preromantico Mór Than, a dipingere La Festa di Attila nel 1870, oggi alla Galleria Nazionale Ungherese. Qui Attila è raffigurato mentre presiede la sua opulenta corte durante l’ambasciata romana. Seduto sul suo trono in modo autoritario, come unico sovrano dell’impero, al suo fianco c’è suo figlio Ellak (o Ernach), mentre le donne in alto sono le sue mogli, inclusa la sua anziana moglie Kreka. Il pittore inserisce in primo piano a destra, il diplomatico, studioso e scrittore romano, Prisco di Panion, che ha scritto un resoconto dettagliato della sua vita.

Attila e le sue orde sbaragliano l’Italia e le Arti nell’affresco di Delacroix

Eugène Delacroix, Attila e le sue orde sbaragliano l'Italia e le Arti, 1843-47, Affresco, 10,98 x 7,35 m, Parigi, Palazzo Borbone
Eugène Delacroix, Attila e le sue orde sbaragliano l’Italia e le Arti, 1843-47, Affresco, 10,98 x 7,35 m, Parigi, Palazzo Borbone

È il pittore francese romantico Eugène Delacroix a regalarci una nuova opera con soggetto il re unno. Delacroix riceve l’incarico di affrescare la biblioteca di Palazzo Borbone a Parigi. La scena ricalca il mito negativo di Attila impostosi sull’immaginario collettivo europeo di “flagello di Dio”. Con il suo cavallo e la sua forza distruttrice calpesta e devasta ogni cosa o persona che incontra, tra cui due fanciulle (di cui una tiene le insegne imperiali, a indicare l’Impero Romano) e un angelo con una cetra, a simboleggiare le arti.

Attila nella letteratura

Attila ha avuto una discreta fortuna nelle letterature germaniche e scandinave. Non solo, lo stesso Dracula, nell’omonimo libro di Bram Stoker del 1897, in un dialogo afferma di essere discendente di Attila.
Nella nostra letteratura è citato da Dante nel XII Canto dell’Inferno, nel girone dei violenti contro il prossimo:
La divina giustizia di qua punge
quell’Attila che fu flagello in terra

Attila al cinema

Sophia Loren è Onoria nell’Attila (1954) di Pietro Francisci

Anthony Quinn in Attila (1954) di Pietro Francisci
Anthony Quinn in Attila (1954) di Pietro Francisci

Insieme all’arte visiva è il cinema il mezzo che più ha attinto all’iconografia di Attila per farne pellicole dal sapore epico, come Attila (1954) di Pietro Francisci, in cui Anthony Quinn interpreta Attila e Sophia Loren Onoria. Criticato soprattutto per la narrazione poco fedele alla storia e per la sceneggiatura, il film all’epoca è stato apprezzato per la “ricchezza di mezzi e ad oleografica piacevolezza di quadri (Leo Pestelli su La Stampa del 13 marzo 1955). Il film si può guardare liberamente su Youtube .

Sophia Loren in Attila (1954) di Pietro Francisci
Sophia Loren in Attila (1954) di Pietro Francisci

L’indimenticabile Attila di Diego Abatantuono

Avanti, miei sproti!… Serrate i granchi, miei sbabbari!!
Se la maggior parte dei film riguardanti Attila ha un tono epico e colossale, di certo non è il caso di Attila flagello di Dio,film parodistico del 1982 diretto da Castellano e Pipolo con Diego Abatantuono ormai diventato un cult. Stroncato dalla critica e dal botteghino, la pellicola, appartenente al cosiddetto filone trash degli anni Ottanta, è stata invece premiata dal pubblico negli anni successivi, tanto che DVD e vhs oramai sono ormai diventati pezzi da collezione (qui li trovi su Amazon). Ecco alcuni momenti ‘epici’:

Attila e la musica

Attila e la Stella di Antonello Venditti

Oltre all’omonima opera di Verdi, Attila ha ispirato cantautori e musiche dei nostri giorni. Attila è infatti protagonista della ballata Attila e la Stella di Antonello Venditti, contenuta nell’album Lilly del 1975, in cui canta “Barbara luna rosso scudo / il re degli Unni guardava Roma / uomo di poca fantasia /lui la scambiò per una stella /quando gli uomini giunsero in collina […] e fu per ignoranza o per sfortuna /che perse il treno, il treno per la luna”:

L’aquila e il falco dei Pooh

Molto più recente, nel 2010, è L’aquila e il falco (Canzian / Negrini) dei Pooh, pubblicata nel 2010 nell’album Dove comincia il sole. La band stessa sul sito ufficiale ne spiega il significato: “Alba del medioevo. Il piccolo grande re della steppa, Attila, galoppa per l’Europa, arco frecce e fortuna. Vince e fa paura. La Morte lo corteggia come un suo pari, in forma di donna vuole sedurlo. Gli propone un gioco. Due nobili rapaci si sfideranno in volo, chi salirà più in alto darà la vittoria al re o alla Morte. Dopo un giorno e una notte di caccia però l’aquila e il falco tornano a terra alleati. La Morte deve concedere. E Attila pretende: non voglio morire di guerra o carestia. Me ne andrò soltanto fra le braccia di una donna, l’ultima, ma che valga la pena di tanta guerra!
È più meno quanto realmente gli succederà: è storia, anche se i fedelissimi pare abbiano in ogni modo insabbiato la verità. Comunque La morte ha avuto la sua rivincita: l’ultima Donna ad accompagnarlo è stata indubbiamente LEI.”

Menzioni speciali

Anche se non strettamente legato ad Attila, si rifa concettualmente al personaggio storico l’album Attila di Mina del 1979. La copertina, che declina il tema dell’invisibilità con un manichino senza pupille tratto da delle vecchie foto della cantante, fu ‘accolta’ dalla cantante con l’esclamazione <<…è terribile… sembra Attila!>>, da lì il titolo dell’album.
Se invece siete ascoltatori di musica metal, c’è un gruppo statunitense che prende il nome, appunto, di Attila.