Resilient è la mostra alla Fondazione Forma di Milano del reporter Marco Gualazzini che racconta i problemi dimenticati dell’Africa e la forza dei popoli di resistere.

Somalia, Bosaso, 2015. La scuola primaria Haji Mire ha nove classi e i bambini studiano inglese, arabo, matematica, fisica e il Corano. Bosaso, città costiera di 700.000 abitanti, è il principale porto della Somalia ed è la capitale del Puntland, macro-regione settentrionale che gode di una relativa stabilità politica e militare. © Marco Gualazzini / Contrasto
Somalia, Bosaso, 2015. La scuola primaria Haji Mire ha nove classi e i bambini studiano inglese, arabo, matematica, fisica e il Corano. Bosaso, città costiera di 700.000 abitanti, è il principale porto della Somalia ed è la capitale del Puntland, macro-regione settentrionale che gode di una relativa stabilità politica e militare. © Marco Gualazzini / Contrasto

“Non descriverò queste foto, non darò giudizi estetici. Il contenuto è così forte, totale, assoluto che li rende inutili, li supera. […] Le fotografie non si commentano, si assorbono, sempre, perché parlano un discorso scottante di rabbia e di amore.” (Domenico Quirico )

Rabbia e amore, sentimenti contrastanti, presa di coscienza e sgomento. Sono questi gli ingredienti di Resilient, la mostra del reporter Marco Gualazzini allestita alla Fondazione Forma di Milano, presentata insieme all’omonimo libro.

Africa, Ciad, 13 Ottobre 2018. Bambini orfani, prevalentemente rifugiati Nigeriani, vivono collettivamente all’interno delle scuole coraniche, e durante la giornata mendicano e sono chiamati Almajiri. Questi bambini che vivono nel bacino del lago Chad crescono in una costante situazione di guerra, e la loro unica realtà è fatta di armi e morti che disegnano sui muri della città. Almajiri deriva dalla parola arabo e significa ”Al-Muhajirun" e può essere tradotto con: una persona che lascia la propria casa, alla ricerca delle conoscenza Islamica. © Marco Gualazzini / Contrasto
Africa, Ciad, 13 Ottobre 2018. Bambini orfani, prevalentemente rifugiati Nigeriani, vivono collettivamente all’interno delle scuole coraniche, e durante la giornata mendicano e sono chiamati Almajiri. Questi bambini che vivono nel bacino del lago Chad crescono in una costante situazione di guerra, e la loro unica realtà è fatta di armi e morti che disegnano sui muri della città.
Almajiri deriva dalla parola arabo e significa ”Al-Muhajirun” e può essere tradotto con: una persona che lascia la propria casa, alla ricerca delle conoscenza Islamica.
© Marco Gualazzini / Contrasto

Marco Gualazzini, dalla Gazzetta di Parma alla CNN

Nato a Parma nel 1976, Marco Gualazzini inizia la sua carriera di fotografo al quotidiano locale ‘La Gazzetta di Parma’. Successivamente si appassiona al mondo dei reportage e tra i suoi lavori recenti ci sono indagini sulla microcredito in India, sulla libertà di espressione in Birmania e sulla discriminazione delle minoranze in Pakistan. Negli ultimi anni si è dedicato al Continente Africano, con reportage approfonditi.

Sempre sull’india, ha ideato e ha partecipato alla realizzazione di un documentario per la RAI sul sistema delle caste, premiato per la “miglior fotografia” al Al-Jazeera International Documentary Film Festival, ha denunciato in un documentario lo stupro come arma di guerra in Congo, e si è occupato del modello di accoglienza per i rifugiati in Uganda.

I suoi lavori sono stati pubblicati con ampio spazio su riviste nazionali e internazionali, tra cui CNN, M (Le Monde), Der Spiegel, The Sunday Times Magazine, Paris Match, The New York Times, Al-Jazeera, Geo, Time Magazine (Lightbox), Courrier International, Internazionale e L’Espresso tra gli altri.

Africa, Ciad, 15 ottobre 2018. Una grave crisi umanitaria è in corso nel bacino del lago Ciad. Oltre due milioni di rifugiati, cinque milioni di persone a rischio di insicurezza alimentare e 500.000 bambini affetti da malnutrizione acuta. Il lago Chad è vittima del desertificazione che ne sta minacciando la stessa esistenza della popolazioni che ne abitano le rive e dell’ecosistema che lo popola. Dagli anni 50 ad oggi, il lago Chad che era il quarto lago più grande d’africa, ha ridotto la sua superficie del 90%. © Marco Gualazzini / Contrasto
Africa, Ciad, 15 ottobre 2018. Una grave crisi umanitaria è in corso nel bacino del lago Ciad. Oltre due milioni di rifugiati, cinque milioni di persone a rischio di insicurezza alimentare e 500.000 bambini affetti da malnutrizione acuta.
Il lago Chad è vittima del desertificazione che ne sta minacciando la stessa esistenza della popolazioni che ne abitano le rive e dell’ecosistema che lo popola. Dagli anni 50 ad oggi, il lago Chad che era il quarto lago più grande d’africa, ha ridotto la sua superficie del 90%. © Marco Gualazzini / Contrasto

Resilient, ovvero la resilienza dell’Africa

La mostra è stata inaugurata lo scorso 31 gennaio alla Fondazione Forma di Via Meravigli a Milano, poco distante da Duomo.
L’esposizione è a cura di Alessandra Mauro con circa quaranta fotografie che raccontano i reportage realizzati da Marco Gualazzini in Africa dal 2009 al 2018. 

“La resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento; Marco Gualazzini nel suo lavoro cerca di testimoniare in che modo il continente africano reagisca ai problemi e alle crisi che lo flagellano con una capacità di resilienza straordinaria e insieme drammatica. Le immagini in mostra sono il frutto di un lungo lavoro di quasi dieci anni che hanno portato l’autore ad esplorare l’Africa alla ricerca di storie e vicende inedite. Storie che nessuno vorrebbe sentire. ” spiega la curatrice.

Sudan, Kordofan meridionale, 2013. Dal giugno 2011 il popolo delle montagne Nuba, da lungo tempo vittima di discriminazioni da parte del governo del Sudan del Sud, ha subìto una feroce campagna di bombardamenti aerei dopo lo scoppio degli scontri tra Khartum e i ribelli Nuba, le truppe SPLA-N. © Marco Gualazzini / Contrasto
Sudan, Kordofan meridionale, 2013. Dal giugno 2011 il popolo delle montagne Nuba, da lungo tempo vittima di discriminazioni da parte del governo del Sudan del Sud, ha subìto una feroce campagna di bombardamenti aerei dopo lo scoppio degli scontri tra Khartum e i ribelli Nuba, le truppe SPLA-N. © Marco Gualazzini / Contrasto

E così, attraverso immagini dal grande valore documentale e giornalistico, caratterizzate da una compostezza di forme e di una vividezza di colori, il racconto dell’Africa e dei suoi problemi colpisce l’occhio dello spettatore.

Uno spettatore che rimane così scosso dall’uso dello stupro in Congo come arma di guerra, nello stesso Stato in cui chi soffre di malattie mentali viene considerato un indemoniato. Foto che denunciano le ingerenze e la corruzione delle multinazionali per accaparrarsi l’accesso agevolato alle materie prime o che mettono in risalto la violenza e la distruzione di gruppi islamici estremisti come Boko Haram.

Una mostra consigliata sia per la ricchezza delle immagini che per l’alto valore documentale e riflessivo su alcune delle piaghe mai risolte dell’umanità.

Resilient di Marco Gualazzini
dal 31 gennaio 2019 fino al 24 marzo 2019
Fondazione Forma
Via Meravigli, 5 – 20123 Milano t.02 5811 8067
Da mercoledì a domenica dalle 11.00 alle 20.00
Lunedì e martedì chiuso 

Ingresso gratuito 

Per approfondire: il sito della Fondazione Forma

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