Il 20 luglio 1969 è una data oramai da ricordare: dopo 4 giorni dalla partenza Neil Armstrong e Buzz Aldrin mettono finalmente piede sulla Luna portando a compimento con successo la missione Apollo 11. L’allunaggio, le cui immagini in diretta fanno subito il giro del mondo, rimane impresso nell’immaginario collettivo. Tutto è cambiato e l’esplorazione dell’universo compie un importante passo.

L’uomo ‘incontra’ la Luna dopo averla ‘corteggiata’ per centinaia di secoli in cui sacerdoti, filosofi e scienziati hanno ammirato, venerato, osservato e analizzato il nostro satellite. La Luna, infatti, ha da sempre affascinato intere civiltà.

1. Il culto della Luna nelle civiltà antiche

Gorgo [Public domain], via Wikimedia Commons
Gorgo [Public domain], via Wikimedia Commons

Ben due millenni fa, a meno di un’ora di auto da Città del Messico, un’antica civiltà mesoamericana costruì la piramide della Luna, alta 42 metri e larga alla base 150. La Piramide, costruita tra il 200 ed il 450 d.C fa parte della antica e fiorente metropoli Teotihuacan, che si estendeva su un altopiano di circa 22 km2. Perché una piramide dedicata alla Luna? Perché il nostro satellite era considerato una vera e propria divinità. In assenza di luce artificiale, garantiva protezione dalle belve e dai pericoli di notte. Del resto Sin, il dio della Luna, per Assiri e Babilonesi era nientemeno che un dio creatore e padre del Sole. Per gli Egiziani la Luna era legata al culto di Iside, splendida dea che secondo la tradizione aveva insegnato alle donne la coltivazione della terra. Non solo, il nostro satellite era collegato anche a Thot, dio della Luna, della sapienza, della scrittura, della magia, della misura del tempo, della matematica e della geometria.

2. La luna nell’età classica

Selene, dea della luna, circondata dai Dioscuri o Phosphoros (la stella del mattino) e Hesperos (la stella della sera). Marmo, opera romana del II secolo d.C. J.-C. Provenienza: Italia. [credit: Museo del Luovre Parigi}
Selene, dea della luna, circondata dai Dioscuri o Phosphoros (la stella del mattino) e Hesperos (la stella della sera). Marmo, opera romana del II secolo d.C.  Provenienza: Italia. [credit: Museo del Luovre Parigi]

Ma i Greci non vedevano l’astro argenteo solo con il filtro della religione. I primi pensatori iniziarono presto ad osservarlo in maniera analitica anche se talvolta in maniera fantasiosa. Ad esempio alcune credenze sostenevano che la luna fosse un’insieme di vapori o fosse un grande specchio dell’oceano.
Le prime speculazioni sulla natura del nostro satellite arrivano da Talete, che 600 anni prima di Cristo già sosteneva che fosse un corpo che riflettesse la luce solare. Anassagora invece si concentrò sulla sua morfologia, sostenendo che la sua superficie fosse piena di valli, colli e montagne. Sulla stessa scia Plutarco che nell’opuscolo Il volto della luna  scrisse:

“non dobbiamo credere di offendere la luna considerandola terra, e che per quanto riguarda il volto che appare su di essa, come la nostra terra ha grandi depressioni così quella terra si è corrugata in sprofondamenti e fratture altrettanto grandi, veri e propri serbatoi d’acqua e di aria oscura. Ivi la luce del sole, che al loro interno non penetra e che neppure li sfiora, vien meno e restituisce alla terra un riflesso discontinuo”

Aristarco invece attraverso dei calcoli matematici tentò di definire la grandezza del Sole e della Luna e le relative distanze e le cause delle fasi lunari.

3. L’idea di una luna abitata e di viaggi interplanetari

La luna in una Foto di Bruno Scramgnon
La luna in una Foto di Bruno Scramgnon,da Pexels

Plutarco sosteneva che la luna fosse abitata dalle anime dei morti. Erano invece diverse le credenze che raccontavano di una luna abitata. Secondo lo storico Diogene Laerzio il filosofo Eraclide Pontico sosteneva di aver incontrato in maniera diretta un abitante della Luna, un selenita, senza però fornire dettagli.

Queste credenze in realtà celavano l’interesse e le fantasie suscitati dal nostro satellite, tra cui anche il fantasticare di viaggi lunari. Luciano di Samostata, scrittore del II secolo d.C., scrisse un anticipo di quella che può essere la letteratura fantascientifica. Nel suo racconto Storia Vera (che, neanche a farlo apposta, voleva scacciare fin dal titolo le accuse di falsità) narra di essersi trovato su una imbarcazione insieme a una cinquantina di altri giovani. Dopo le colonne d’Ercole un vortice trascinò in aria la nave, e dopo 7 giorni e 7 notti di viaggio, arrivarono sulla Luna dove ad attenderli c’erano città e campi coltivati.

4. I viaggi lunari di Dante e di Orlando

Dante e Beatrice incontrano gli abitanti del cielo della Luna in Paradiso, miniatura attribuita a Giovanni di Paolo, fonte: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/ILLUMIN.ASP?Size=mid&IllID=56941
Dante e Beatrice incontrano gli abitanti del cielo della Luna in Paradiso, miniatura attribuita a Giovanni di Paolo, fonte: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/ILLUMIN.ASP?Size=mid&IllID=56941

Il Medioevo, con la sua visione dell’universo in sfere concentriche, con la Terra al suo centro, vede diminuire l’interesse dell’uomo per una una Luna che viene vista come fatta di materia incorruttibile ma con densità differenti (per spiegarne le macchie). In compenso è la letteratura che ci regala un inedito ‘viaggio’ verso la volta celeste. Nel Cielo della Luna, nel Paradiso della sua Commedia, Dante colloca gli incostanti, cioè le persone che non riuscirono a compiere i propri voti, ma non per loro volontà. Non a caso lì trova Costanza d’Altavilla, che secondo alcune credenze dell’epoca era interessata in gioventù alla vita monastica ma fu costretta a sposarsi con Enrico VI di Svevia.

Un altro grande viaggio lunare ce lo regala Ariosto, duecento anni dopo, nell’Orlando Furioso. Astolfo arriva sulla luna con il carro di Elia, guidato da San Giovanni, e trova dei paesaggi urbani. Lo scopo del suo viaggio è recuperare il senno perduto di Orlando, nel vallone in cui giacciono le cose perdute sulla Terra.

5. La luna da Galileo a Cyrano de Bergerac

Cannocchiale galileiano, riproduzione di uno dei cannocchiali di Galileo, sec. XX. Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci, Milano.
Cannocchiale galileiano, riproduzione di uno dei cannocchiali di Galileo, sec. XX. Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci, Milano.

L’interesse scientifico per la Luna si riaccende a seguito della pubblicazione del De rivolutionibus orbium coelestium di Copernico che pone finalmente il Sole al centro del sistema solare, con la Terra e gli altri pianeti intorno. A questo si aggiungono le osservazioni con il cannocchiale: Galileo, con il suo dispositivo che ingrandiva solo circa venti volte, nel 1610 inizia ad osservare la superficie lunare, con le sue creste e le zone d’ombra.
Da quel momento si iniziano anche tracciare le prime carte lunari, complice lo sviluppo tecnologico. Tra queste ricordiamo Selenographia (1647) di Hevelius e una carta lunare più piccola di Padre Riccioli nel suo Almagestum novum (1651). Il lavoro di Riccioli è interessante per il fatto che fu il primo a dare una topografia alle zone lunari e ai crateri, con nomi ora di scienziati, filosofi, santi ma anche nomi di montagne già esistenti o nomi dati da presunte caratteristiche del luogo. Tra gli altri la dicitura di Mare della Tranquillità dove ci fu lo sbarco del 1969 e che tuttora mantiene questo nome.
Cyrano de Bergerac  ci regala un viaggio lunare nel suo romanzo L’altro mondo o Gli stati e gli imperi della luna in cui l’autore racconta di una luna abitata in cui accadono cose strane. L’autore si fa scudo dei ‘seleniti’ per scherzare sui costumi del suo tempo. Una macchina spinta da razzi – un’eccezionale anticipazione dei tempi- e delle fiale di rugiada sono in suoi mezzi di locomozione spaziale.

6. Dalla fantascienza ai giorni nostri

Come abbiamo visto finora, i viaggi verso la luna sono tema ricorrente nell’immaginario culturale collettivo. Verso la fine dell’Ottocento il tema si diffonde ancor di più grazie allo svilupparsi della narrativa di fantascienza: tra le opere che lo narrano vi sono Dalla Terra alla Luna (1865) e il seguito Intorno alla Luna (1870) di Jules Verne, На Луне (“Sulla Luna“, 1893) di Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij, I primi uomini sulla Luna (1901) di H. G. Wells, Il popolo della Luna (The Moon Maid, 1926) di Edgar Rice Burroughs.
Nella seconda metà del Novecento immancabile il racconto dell’autore britannico Arthur C. Clarke La Sentinella, del 1948, in cui dei coloni terrestri sul satellite scoprono un’artificiale piramide indistruttibile, lasciata chissà da quanto tempo da popolazioni aliene.
Il resto è storia, 20 anni dopo, l’uomo mette finalmente piede sul satellite. Rispetto alle aspettative date dallo sbarco il mondo non è cambiato, ma forse il messaggio che ci ha insegnato è che con impegno e coraggio anche gli obiettivi più ambiziosi possono avverarsi.