stefano arado compagnia altroverso

Oggi voglio portarvi a Varese, dove un gruppo di giovani ballerini da maggio ha dato vita alla Compagnia Altroverso, sotto l’egida del Centro Universitario Sportivo dell’Insubria. La compagnia affianca la scuola di danza del Centro e ne supporta le attività. Nel giro di un anno i giovani ballerini, non per questo inesperti, hanno dato vita ad una compagine artistica che si è fatta apprezzare soprattutto con lo spettacolo ‘Ci sono giorni in cui’ e che porterà in scena ‘Cenerentola’ a fine ottobre.

“Uno spettacolo che ci dato soddisfazione in ogni replica” commenta il direttore artistico Stefano Arado. Stefano ha ricevuto da pochi mesi l’annessione a membro del Conseil Internazional de la Dance Unesco (CID) e ha creato il tutto quasi da zero, con alcune sue colleghe coinvolte in questa avventura. Un gruppo di 5 ballerini professionisti e un attore con esperienza consolidata, provenienti da realtà come Teatro alla Scala, Opus Ballet di Firenze, Accademia Ucraina di Balletto, Moma Studios Milano, percorsi diversi che si riflettono in una pluralità di stili, dal contemporaneo/floor work, al modern, al classico, e da una forte impronta teatrale.

“Il fine e creare una contaminazione con altre arti vicine come, la poesia, il teatro e la musica, dove tutto si evolve per rifare la realtà, attraverso forme, luci, improvvise corse e ricadute dei corpi in movimento. Un lavoro di ricerca sul corpo e sulla persona come essere “in azione”, come motore fisico delle emozioni e dei sentimenti.”

stefano arado

Stefano, c’è un’età giusta in teoria per iniziare a danza contemporanea? 

Non c’è un’età. In Accademia due mie colleghe avevano 28 anni ed erano in corso con me, che ne avevo 22. La mia allieva nella scuola Varese ha fatto un’audizione per un corso di formazione a 25 anni… ovvio che se parti da piccolo parti avvantaggiato per ragioni fisiche. 

Colgo l’occasione per riflettere sul fatto che molti dicono che la formazione in Accademia non funziona: secondo me funziona, eccome. Almeno, su di me ha funzionato. Sono arrivato con molte difficoltà dalla scuola di provincia savonese, super amatoriale per il livello, in accademia vieni impostato: ti danno la base classica a cui si aggiungono le lezioni di storia della danza, anatomia e danza contemporanea con stage. Non c’è un’età per la danza contemporanea… Certo se una persona di 35 anni viene da me e dice: ‘voglio fare il ballerino’ ovviamente direi aiuto! Ma in passato  alcune mie audizioni non sono andate anche perché ero molto giovane… La danza contemporanea ha tutta una parte di teatro danza in cui una certa maturità mentale ovviamente giova, che si traduce nel riuscire ad applicare quello che coreografo e regista chiedono.

Quindi il teatro danza ha una impostazione teatrale di gesti, certa mimica, un teatralità del corpo 

Esattamente. A volte si usa anche la voce, ma la gestualità è importantissima, per quello che devi esprimere con il corpo. In tanti hanno rinunciato. Anche qui c’è un giro di conoscenze come tutti i settori.

Perciò questo dopo un po’ ho detto mi metto ‘in proprio’ perché dal CUS dell’Università dell’Insubria mi è stata data la possibilità della scuola, di cui dirigo la parte artistica con Aurora Bonfante… Iniziamo quindi con la scuola e successivamente mi hanno proposto la compagnia e da lì ho iniziato a lavorare ad uno spettacolo. Ecco com’è partita questa avventura. Alcune ballerine, non lo nego, le conoscevo già da prima…

Però se c’è talento che male c’è?

Assolutamente. Loro hanno già lavorato con me e le ho chiamate perché sono formate… una di esse ha fatto l’Accademia di ballo ucraino, una al Teatro Carcano e una alla Scala. Un’altra ha fatto la Paolo Grassi un’altra il Moma a Milano. Sono ottime formazioni completamente diverse.. ed è sicuramente un vantaggio.
Ci vuole molto studio… Io continuo a studiare, di recente sono stato a Cormons, in Friuli, per tre giorni di lezione, di cui l’ultimo dedicato al montaggio e con spettacoli, il tutto curato dalla Compagnia Abbondanza Bertoni, una delle migliori di Italia e bando su selezioni. 

Alla Compagnia Altroverso mi occupo io del montaggio, sono molto dittatoriale nel montaggio (ridendo, nda). Magari mi faccio aiutare da chi ha un’inflessione classica, se c’è qualche passo classico dico ‘ok vediamo se mi piace’. Non cerco la perfezione, perché secondo me non esiste, ma ci tengo alle cose fatte bene, nel verso giusto. La difficoltà sia nella scuola che nella compagnia è far funzionare il contorno, i tecnici audio e luci, SIAE, l’amministrazione etc. Devi far funzionare tutto e tutti e la difficoltà è che ballando ci sono dentro e quindi non sempre riesco ad avere una vista d’insieme.

Insomma non proprio facile…

Guardo loro e provo un po’ io. Tutto deve essere fluido per noi e per il pubblico. Le critiche ci stanno, anche quelle distruttive: alcuni dicono che mi vanto, anche se scrivo e mi pubblicizzo pochissimo. C’è tanta invidia in questo mondo, perché ho iniziato tardi e non ho una carriera alle spalle per dire ‘sono arrivato’, a parte aver ballato in una compagnia di musical e nella compagnia Doppio Sogno, poi mi sono buttato su insegnamento e coreografia. Continuo a formarmi, ma questo non vuol dire che io non sappia fare il mio lavoro. Io programmo tutto, mi impegno con tutto me stesso.

Impegno premiato a fine anno con il saggio

Andare in teatro per il saggio ha fatto un certo effetto, anche a livello di promozione, dal momento che ha portato a un aumento del doppio delle iscrizioni. Noi apparteniamo al Centro Universitario Sportivo dell’Insubria anche se noi non facciamo semplice sport ma arte. Molte mamme hanno riconosciuto un’impostazione diversa da altre scuole, anche delle allieve più piccole, che vengono più incanalate all’organizzazione e alla disciplina anche nella loro vita in generale, con dei miglioramenti anche educativi. Un’impronta quindi anche socio-pedagogica.

Come e quando hai iniziato a fare il ballerino? e perché?

Il momento in cui ho capito di voler fare il ballerino è stato sofferto. Facevo parte di una compagnia di paese di Varazze (Savona), diretta da mia madre, con cui ho fatto qualcosa, degli spettacolini, in un piccolo teatro della zona. Già lì avevo una certa sintonia con la danza ma bloccato dai pregiudizi sul ballerino uomo non ho data molta importanza.  A 14 anni mia mamma è mancata, la compagnia è stata chiusa e io mi sono trasferito dai miei zii a Savona.

Al liceo classico che frequentavo, seguivamo lezioni di latinoamericano con un insegnante esterno, e lì avevo fatto coreografie a fine anno. Mia cugina invece ballava in una scuola di danza, faceva anche latinoamericano e mi invitava sempre a provare. Dentro di me avevo un segreto desiderio di andare, e così alla fine ho provato e così ho iniziato a far latinoamericano. Successivamente poi ho fatto alcuni stage e ho passato l’audizione per i corsi del Centro Coreografico Internazionale Opus Ballet di Firenze. 

Qui sono entrato in crisi ho rinunciato temporaneamente all’accademia per riprendere l’università: ero andato in crisi. 

Dopo alcuni mesi, a Savona, in un’altra scuola, trovo ragazza appena uscita dalla Bernstein School of Musical, Emilia. Grazie a lei ho ricominciato, mi ha accettato e mi sono accettato con i miei difetti tecnici,  ho lavorato per rifare audizione per l’Opus Ballet, passandola.

Durante queste lezioni  ho sentito il fuoco della passione bruciarmi dentro e da lì non ho più avuto dubbi sul fatto che la danza era la mia strada. Anche se lavorare con la danza non è facile.

Il resto è storia

Sono molto soddisfatto della scorsa stagione, con 4 spettacoli e repliche di Ci sono giorni in cui. A questo si aggiungono gli interventi in eventi sportivi al PalaYamamay di Busto Arsizio. per la serie A1 di pallavolo e per la serie B2 a Varese, eventi collaterali che però fanno pubblicità sul territorio. Siamo stati accolti molto bene.

State preparando Cenerentola. Altri progetti in cantiere?

Ci sono tante idee che vanno valutate per la concretizzazione. Tra le tante quello di rendere la nostra sala teatro un punto di riferimento a disposizione anche di altre realtà, magari con un cartellone più completo. 

Ad un ragazzino che vuole fare danza, che consiglio dai?

Ad un campo estivo mi è capitato di beccare un ragazzino che poi ha seguito la scuola tutto l’anno. Era molto timido e combattuto per i soliti stereotipi sui ballerini maschi. Alla fine l’ho convinto semplicemente a provarci e a lui è piaciuto. L’invito ai ragazzini e le ragazzine più timide è quello di provarci, anche solo per capire se piace o meno, e il resto verrà da sé.

Per maggiori informazioni visitare il blog della Compagnia