Echi del silenzio di Chuah Guat Eng

Nel marzo 1970, come diretta conseguenza delle sommosse razziali del maggio 1969, lasciai la Malesia. Avevo un solo scopo: trovare un posto sicuro dove vivere. Un posto dove potessi sprofondare nell’oscurità e, come rappresentante di una piccola minoranza, non essere una minaccia per nessuno. Avevo diciotto anni.
La Germania mi sembrò il posto ideale. Era l’inizio della primavera e per terra c’era ancora la neve.

Chuah Guat Eng, l’autrice malese in lingua inglese

Si apre così la storia di Ai Lian, giovane malese protagonista di Echi del silenzio, romanzo nato dalla penna di Chuah Guat Eng (蔡月英). La Guat Eng è la prima autrice malese che scrive e pubblica in lingua inglese. Fatto non scontato, visto che nel paese dopo i disordini del 1969, la lingua inglese venne bannata dall’istruzione e dalla burocrazia perché definita ‘colonialista’.

Nata a Rembau, piccola città del Negeri Semblian nel 1943, l’autrice è discendente dei peranakan, un gruppo etnico di origini cinesi arrivati Malesia tra il XV e il XVII secolo. Oltre a Echi del silenzio, ha scritto il romanzo, Days of Change e diverse raccolte di racconti, di cui alcune sono state tradotte in malese, cinese, spagnolo e sloveno.

È stata lettrice di letteratura inglese all’università di Malaya Kuala Lumpur e anche alla Ludwig-Maximilian di Monaco. Oltre a essere una scrittrice, Chuah Guat è consulente di comunicazione e attualmente insegna part-time letteratura e scrittura creativa alla Nottingham Malaysia University e alla facoltà di cinema e arti multimediali di Johor.

La trama

Il telegramma è arrivato proprio mentre stavo partendo per l’aeroporto. L’ho aperto in taxi: Michael Templeton era morto di leucemia a Londra, dovevo mettermi in contatto con il suo avvocato. Dell’albergo dove mi trovavo, a Zurigo, chiamai Londra per fissare un appuntamento.
La settimana successiva sarei venuta a sapere di essere l’unica beneficiaria ed esecutrice di Michael Templeton.
Ciò spiega perché sono in volo verso casa, a Kuala Lumpur, con le ceneri di Michael in un’urna posata sul mio grembo e con una valigetta di cuoio contenente le sue carte personali sul sedile vuoto accanto a me.
Tuttavia, mi rendo conto che tutto ciò non fornisce alcuna spiegazione ai fatti qui sotto riportati.

Ai Lian racconta in prima persona la sua storia: è una ragazza malese in soggiorno studio in Baviera che si innamora di Michael Templeton, giovane musicista di buona famiglia di origini inglesi che in Malesia possiede una grande piantagione nel distretto di Ulu Banir.

Ai Lian torna in Malesia per assistere il padre malato nelle ultime settimane di vita, dopodiché ne approfitta per stare un po’ dai Templeton per conoscere meglio la famiglia. A poche ore dal suo arrivo si consuma un’omicidio: Cynthia, la futura matrigna di Michael viene assassinata: il secondo omicidio che segna la storia della famiglia Templeton. Sebbene sembra che non ci sia un legame diretto tra i due assassinii, Ai Lian riuscirà a unire i tasselli della vicenda.

Ai Lian è una donna sensibile e determinata: riesce a non farsi trasportare dagli eventi e mantenere i nervi saldi anche durante i momenti più difficili.  Di origini umili, eredita una cospicua eredità dalla nonna, che le consente di vivere agiatamente, ma si pone in aperto contrasto con la tradizione familiare e sociale imperante.

I temi

Sullo sfondo delle vicende di Ai Lian e della famiglia Templeton, il lettore viene guidato in un viaggio nella storia contemporanea della Malesia. Le storie si intersecano con la Storia durante la Seconda Guerra Mondiale, passando dal periodo postrivoluzionario degli anni Settanta fino agli anni Novanta. Uno spaccato che diviene anche storico, mettendo in risalto differenze tra le varie componenti della società malese,e il divario di questa dal mondo occidentale e la sua visione di giustizia.

Lo stile

Il racconto in prima persona della protagonista Ai Lian sia a sua figlia Anna che al lettore delle vicende, rendono Echi del Silenzio di Chuah Guat Eng un romanzo intimo e scorrevole. Anche quando la protagonista non è direttamente coinvolta nelle vicende, come quelle della generazione precedente alla sua, la narrazione mantiene una sua coerenza di stile, quasi diaristica. Stile che si rifa ai grandi capolavori del giallo della letteratura inglese, ma reso interessante perché si cala nella realtà malese, con le sue differenze di classe e la sua diversa concezione di giustizia, che acquisisce una dimensione meno umana e più divina.

In sostanza, un buon libro, consigliato a chi vuole leggere qualcosa di diverso rispetto al solito giallo e conoscere una realtà diversa dalla nostra.

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