“Oltrepasso il confine. Non c’è niente da fare. Non mi abituerò mai a tornare nella Zona, l’area sotto il controllo sovietico. L’impatto del silenzio subito oltre il Muro è stordente. È il benvenuto a Stasilandia. Bisogna percorrere un paio di chilometri prima di tornare ad avvertire il rumore rantolante dei motori a tre tempi delle Trabant, dei catorci in fibra di vetro cui si accompagnano l’odore di olio bruciato e dei fumi grigio-azzurri che portano con loro quel senso di precarietà che è proprio di tutto il Paese.

Qui è tutto vecchio, rallentato, rassegnato persino nei colori, mondo precapitalistico, dove il passato è tornato a superare il futuro. Società socialista  dove tutto è dottrina di Stato, dove vige un atteggiamento paternalista nei confronti del cittadino, retaggio dello spirito imperiale prussiano mai del tutto rimosso. Società nevrotizzata dalla claustrofobia che a sua volta estremizza perbenismo, correttezza formale, puntigliosità rendendo soffocante ogni contatto umano. È per queste cose che l’Ovest ci osserva con uno sguardo sentimentale , non cogliendo la dimensione tragica della Storia che ci ha portato alla separazione.”

Queste sono le parole di Martin Krause, protagonista del romanzo Il palazzo delle Lacrime (Laurana Editore, 2019) di Paolo Grugni. Milanese di nascita, lo scrittore vive e lavora a Berlino. Ha esordito con il romanzo Let it be (Mondadori, 2004; Alacràn, 2007, Laurana, 2017). Ha poi pubblicato Mondoserpente (Alacràn, 2006), Aiutami (Barbera, 2008 e nel 2014 in ebook per Laurana), Italian Sharia (Perdisa, 2010), L’odore acido di quei giorni (Laurana, 2011), La geografia delle piogge (Laurana, 2012), L’Antiesorcista (Novecento Editore, 2015), Darkland (Melville, 2015). È autore inoltre della silloge Frammenti di un odioso discorso (in ebook per Laurana, 2017). Nel 2018 ha pubblicato Pura razza bastarda (Laurana Editore).

La trama

Protagonista del romanzo è il maggiore Martin Krause del controspionaggio della DDR. Italiano di origini- i suoi genitori si sono rifugiati lì nel dopoguerra- Krause riceve l’incarico di seguire l’inchiesta di una ragazza assassinata e ritrovata nel memoriale socialista con una bandiera della Germania Est – DDR in bocca. Quest’ultimo dettaglio esclude qualsiasi movente passionale ma anzi dimostra che dietro al fatto si nasconde molto di più. Ben presto, infatti, nonostante i tentativi di depistaggio, Martin si ritrova a scavare in un ambiente torbido, fatto di legami tra vertici di partito, droga e prostituzione. Non solo, il susseguirsi di altri omicidi di ragazze con le stesse modalità porta ad allargare il cerchio dell’indagine fino ad arrivare ai vertici della DDR. Quando si avvicina alla verità, il maggiore Krause viene esonerato dall’inchiesta, ma lui cerca di fuggire a Ovest per scoprire la verità e salvare una potenziale vittima.

banconota della ddr

I temi

“Per rientrare a Berlino Est cambio ogni volta valico. Quello di Friedrichstraße non è mai però una buona scelta. Per effettuare il controllo documenti bisogna attraversare una struttura di acciaio e vetro collegata alla fermata della sopraelevata da un sottopassaggio. L’edificio è ormai da tutti chiamato il Palazzo delle lacrime. La gente, costretta a separarsi, scoppia a piangere. Genitori dai figli, uomini e donne dalla persona amata.C’è chi lo fa sommessamente, chi non si trattiene e i singhiozzi risuonano per tutta la struttura”.

Il Palazzo delle Lacrime è un tentativo ben riuscito di portare il lettore nella Germania Est del 1976. Siamo ancora lontani dalle contestazioni che porteranno disordini nel blocco sovietico degli anni Ottanta e il sistema della DDR è in piena forma. Grugni ci narra questo contesto con gli occhi del maggiore Krause, che seppur lavorando per il regime, ne capta tutte le sue contraddizioni: il popolo in ginocchio e la corruzione dilagante, ma non senza stoccate anche all’Occidente e il suo libertinaggio capitalista.

La storia ci porta nelle stanze segrete della Stasi ma anche in una quotidianità precaria e fatiscente, che solo la sua relazione con la giovane Anke riesce a rendere più dolce.

“Mi accorsi, già molto tempo fa, di vivere in un Paese di cartapesta, uscito dalla Storia, fatto solo di schematismi ideologici, dove la menzogna era la patina che ricopriva ogni cosa. Al pubblico autoincensamento veniva mescolato il finto calore di un cameratismo di facciata. Alla pervasiva presenza del controllo totale si aggiungeva l’arroganza degli apparati di sicurezza (…)

Un camuffamento che vorrebbe celare le reali intenzioni di chi governa questo sfortunato Paese: mantenere il potere a tutti i costi, evitando ogni cambiamento in grado di destabilizzare la situazione.”

Il personaggio

Il maggiore Martin Krause si presenta in un primo momento come uomo rude, un mix di determinazione e coraggio, che non si ferma alle minime difficoltà del caso. Non ama Berlino, anzi, durante la storia non nasconde la voglia anche di tornare nella terra dei suoi genitori, l’Italia.

Il fatto di essere all’interno del Sistema socialista lo porta ad essere molto critico nei confronti del regime, ma al tempo stesso, l’impegno che mette nel condurre le indagini è mosso dai suoi ideali di giustizia e eguaglianza. Non a caso finirà per scontrarsi con la realtà della DDR

Note di stile

Il Palazzo delle Lacrime è interamente scritto in forma di diario, in prima persona. Le vicende e il contesto sono quindi raccontati dall’occhio del protagonista. Le vicende sono raccontate in maniera asciutta e scorrevole, il che rende la lettura piacevole nonostante l’ambientazione angosciosa del noir.

Interessante- e questo nota la grande conoscenza della città da parte dell’autore- è il fatto che ogni pagina di diario sia accompagnata esattamente dai nomi dei luoghi di Berlino dove avvengono i fatti, perfettamente poi rintracciabili sulle mappe della città.

In conclusione, Il palazzo delle lacrime di Paolo Grugni è un interessante modo per avvicinarsi a un periodo della nostra storia contemporanea in maniera più avvincente e originale rispetto alle mere ricostruzioni storiche del Muro e della DDR.

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