I leoni di Sicilia è l’ultimo romanzo di Stefania Auci, pubblicato nel 2019 da Nord Edizioni.

Stefania Auci

L’autrice Stefania Auci gioca in casa: trapanese di nascita e palermitana di adozione, dopo la laurea ha lavorato in uno studio legale per poi dedicarsi all’insegnamento. Il suo primo romanzo, Florence, è stato pubblicato nel 2015, seguito nel 2017 dal saggio La cattiva scuola scritto con Francesca Maccani.

I leoni di Sicilia è stato il suo romanzo di successo in patria e all’estero: Stati Uniti d’America, Germania, Francia, Paesi Bassi e Spagna sono alcuni dei paesi in cui il libro ha conquistato i lettori.  Ha vinto il Premio Nazionale Rhegium Julii nella categoria narrativa.

I leoni di Sicilia, la trama

Tutto parte con un terremoto

Il romanzo si apre con il terremoto del 16 ottobre 1799 in Calabria. Siamo a Bagnara Calabra, in piena notte, quando la casa di Ignazio e Paolo Florio inizia a tremare. Con i due fratelli vivono la moglie di Paolo, Giuseppina, e i suoi figli Vincenzo, neonato, e Vittoria, di nove anni. Ignazio e Paolo hanno perso i genitori nel violentissimo terremoto del 1783, quando Bagnara venne quasi rasa al suolo.

Ignazio e Paolo decidono di lasciare la loro terra dilaniata da povertà, brigantaggio e terremoti e tentare una seconda vita a Palermo, dove con l’aiuto del cognato commerciante, aprono un’aromateria, ovvero una bottega di spezie e prodotti delle colonie. La bottega grazie al loro modo di fare gentile e onesto e al loro fiuto per gli affari, diventa un successo. E con il successo arrivano anche le inimicizie di famiglie concorrenti e degli altri commercianti che li definiscono con disprezzo bagnaroti a rimarcare la loro origine povera e cercano di ostacolarli in ogni modo.

[Paolo] Si allontana senza guardare in faccia nessuno. Se la sente bruciare dentro, la rabbia: corrosiva, ingiusta. A Palermo non basta lavorare e spaccarsi la schiena. Si deve sempre alzare la voce, imporre un potere, vero o presunto, combattere contro chi parla troppo e a sproposito. Conta l’apparenza.

Il matrimonio difficile di Paolo e Giuseppina

Ignazio sospira. Quei due sono come acqua e olio: possono stare nella stessa ciotola, ma non si mescoleranno mai.

Il matrimonio di Paolo e Giuseppina risente della decisione di trasferirsi in Sicilia: Giuseppina in cuor suo non accetterà mai il fatto di aver lasciato la casa di Bagnara (la sua dote di matrimonio), i suoi familiari e le sue radici per Palermo. Questo inasprirà irreversibilmente il rapporto con il marito Paolo, fino alla morte di lui.

Dovrebbe parlarle. Ascoltarla. Non è questo essere sposati? Non è portare la fatica dell’esistenza insieme?

Una lunga lezione di storia

Dopo la morte di Paolo è il fratello Ignazio a prendere le redini degli affari di Casa Florio. Con lui gli affari si stabilizzano e le reti commerciali si espandono. Ignazio segue inoltre la formazione del piccolo Vincenzo che, alla sua morte, a 29 anni prende in mano le sorti della famiglia, che ormai è una delle più potenti della Sicilia, scontrandosi talvolta con la nobiltà dell’Isola:

Era strana, la Sicilia: il re non aveva alleati tra la nobiltà, anzi. I nobili siciliani erano piuttosto in competizione con la Corona, perché il re era un estraneo, venuto a imporsi a casa loro. Iddi, invece, in Sicilia ci vivevano da generazioni, alcuni dai tempi di arabi e normanni. L’avevano creata loro, quell’isola, con il loro potere, i riti, il sangue e i matrimoni, impastandola con il sale, la terra e l’acqua di mare. Ed erano bravissimi a muovere le masse di cafoni e poveracci a proprio piacimento. Loro accendevano il fuoco, ma lo facevano maneggiare alla povera gente che, inevitabilmente, si bruciava.

Se la fortuna dei fratelli Paolo e Ignazio era il cortice, la corteccia di china che cura la malaria, con Vincenzo, che da giovane aveva visitato la ricca Inghilterra e ne aveva ammirato l’innovativa carica industriale, la produzione aumenta, grazie all’acquisto di un macchinario per velocizzarne la lavorazione. Non solo, Vincenzo diversifica i suoi affari, dalla navigazione allo sfruttamento delle solfatare fino alla tonnara con l’innovativo metodo di conservazione e commercializzazione del tonno sott’olio. Inoltre fu molto attivo, come molti borghesi dell’epoca, sul piano civico.

Nella narrazione della Auci non manca la descrizione dell’affetto per la famiglia, nonostante Giulia, borghese di origine milanese, diventerà moglie di Vincenzo solo averle dato il terzo figlio (maschio), ovviamente con tanto scalpore per la società dell’epoca.

I leoni di Sicilia, i temi

Vorrebbe togliergli il dolore di dosso, ma non è possibile. È una legge dell’esistenza, uguale a quella che regola il ciclo dei giorni e delle stagioni: ciascuno porta su di sé il marchio della propria sofferenza.

I due temi capisaldi di questo libro sono senz’altro la storia dell’iconica famiglia Florio, una storia fatta di passione per il proprio lavoro come mezzo di riscatto e di conquista del prestigio, e la storia di Palermo, della Sicilia e del Mezzogiorno che irrompe nella vita dei Florio, modificandone nel bene o nel male le scelte.

Le vicende familiari e gli amori dei personaggi, anche se spesso romanzati, sono il collante che rende più leggero e godibile questo grande spaccato storico.

I leoni di Sicilia, i personaggi

Con Paolo e Ignazio inizia la saga dei Florio a Palermo: Paolo è orgoglioso, determinato, sicuro di sé. La decisione di lasciare Bagnara, covata per lungo tempo, viene portata finalmente in porto (anche materialmente, visto che si trasferiscono in barca). Ignazio ha un carattere più mite rispetto al fratello, ma ciò non gli impedisce di avere fermezza negli affari e nell’educazione del piccolo Vincenzo, alla morte di Paolo.

Giuseppina è una donna forte che non si adatterà mai alla sua nuova vita. Solo la vecchiaia, con il suo degrado fisico, le farà smettere di anelare a Bagnara. Il suo carattere spigoloso e diretto la porteranno spesso in conflitto con suo marito e suo figlio, mentre con Ignazio coltiva un affetto che però non riesce a trasformarsi in qualcosa di più.

Vincenzo eredita da suo padre caparbietà e anche una buona dose di sfacciataggine.  A questo si aggiungono senz’altro l’apertura mentale e la curiosità coltivata con gli studi e l’esperienza all’estero che lo porteranno lontano, a ottenere ciò che vuole.

I leoni di Sicilia, note di stile

Stefania Auci ci regala una narrazione scorrevole, con descrizioni di luoghi e personaggi che non solo non appesantiscono il racconto, ma anzi lo impreziosiscono, facendoci quasi rivivere le atmosfere palermitane ottocentesche. Per questo obiettivo l’autrice ci regala anche pezzi di dialogo in dialetto, che ci fanno assaporare la parlata del luogo, senza bloccare la lettura.

Ho molto apprezzato, all’inizio di ogni sezione, la breve sintesi degli avvenimenti storici degli anni trattati, che consentono di inserire le vicende dei Florio nel loro contesto storico e sociale, dalla fuga dei Borbone in Sicilia sotto Napoleone, alla nascita dello Stato Unitario.

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