Jonathan Bazzi

Jonathan Bazzi è nato a Milano nel 1985 e cresciuto a Rozzano, periferia sud della città. Laureato in Filosofia, appassionato di tradizione letteraria femminile e questioni di genere, ha collaborato con varie testate e magazine. Alla fine del 2016 ha deciso di parlare pubblicamente della sua sieropositività con un articolo (“Ho l’HIV e per proteggermi vi racconterò tutto”) diffuso in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS.

Sono convinto che ci sia davvero un legame tra emozioni e salute ma, se anche fosse vero che il male del corpo ha origine dalla psiche, non ha senso pensare di poter percorrere a ritroso il nesso causale, sviluppando stati emotivi diversi al posto di quelli disfunzionali per ottenere la guarigione. Una volta che il problema s’è fatto carne diventa affare della medicina, diventa faccenda da chemioterapia, bisturi, antiretrovirali. Il resto è una scommessa buona per chi non è malato davvero, intrattenimento per chi non ha niente da perdere.

Febbre, la trama

11 gennaio 2016, Jonathan avverte una febbre che non va più via. Cerca di condurre la sua vita normale nell’attesa che gli esami e e gli accertamenti facciano luce su quel continuo malessere. Ma la febbre non va via. Alcune settimane più tardi scopre di essere sieropositivo e capisce che la sua vita non sarà più la stessa e quel corpo fragile, che non riesce a sostenere tutto, dovrà vivere una seconda esistenza.

Nel frattempo, tra una tappa e l’altra di questo lungo calvario, con dei continui flashback quasi paralleli, Bazzi ripercorre la sua infanzia e la sua adolescenza a Rozzano, comune nella periferia milanese.

Nel posto in cui sono cresciuto le cose sono chiare: i maschi sono fatti in un modo – motorino, calcio, figa –, le femmine in un altro. Si sta da una parte oppure dall’altra. Ogni tentennamento, ogni tentativo di sconfinamento viene immediatamente riconosciuto e sanzionato. Pubblicamente, in strada, ovunque. Perché il codice è pervasivo e condiviso, si vuole stare al sicuro. Servono certezze, non c’è spazio per le sfumature.

Rozzano e la sua gente segnano profondamente la crescita di Jonathan Bazzi. Un posto dove le vite sembrano segnate da un’inequivocabile destino a schema fisso, e in cui l’omosessualità pare non abbia posto nello schema. Se a questo scenario aggiungiamo anche la balbuzie del protagonista e un padre assente, il mix diventa esplosivo e la vita di Jonathan diventa una polveriera che non trova pace.

Tra cambi di scuola e scelte repentine, Jonathan trova pace solo con l’incontro di Marius e il trasferimento a Milano. Una serenità spezzata dalla scoperta della febbre che rimescola le carte in tavola, ma di cui il protagonista ne esce sicuramente più forte dopo un lungo travaglio.

La malattia fa più paura finché rimane distante: quando ti arriva addosso, tutto diventa più facile. Il terrore e il panico stanno nello spazio che precede incontri e collisioni.

Febbre, i temi

Una società patriarcale, la periferia, l’HIV. I temi su cui Bazzi tesse il suo libro sono difficili ma spesso nella letteratura anche contemporanea sono declinati con i soliti cliché narrativi e simbolici che fanno delle avventure di chi si emancipa dalla periferia o attraversa una malattia un canovaccio già visto e rivisto pieno di retorica.

Il merito di Bazzi, e secondo me la chiave del successo di quest’opera, è quello di riuscire ad affrontare questi temi con la lente della sua esperienza personale, evitando di codificare le sue vicissitudini con schemi già noti.

La sua ribellione agli schemi si riflette nel suo modo di scrivere: il tema della periferia ma anche dell’accettazione della sua condizione sono filtrati dalla sua sensibilità che smonta qualsiasi retorica per arrivare alle questioni con la giusta crudezza.

Un percorso non facile, che ha portato l’autore a mettersi a nudo davanti al lettore.

Non fare la vittima. Ma è vero: per ogni malato la sua condizione è un evento assoluto. L’enigma che dovrebbe fermare il corso del tempo, la vita degli altri. La malattia recinta, scinde, confina chi ne è portatore in una sfera a parte – egoista, impaurita –, lo riporta nell’io-me primordiale che non vede altro che se stesso.

Febbre, note di stile

Ho apprezzato molto Febbre di Jonathan Bazzi. Il suo stile intimo ma al tempo stesso crudo e asciutto permette al lettore di ricostruire i fatti raccontati come se fossero stati vissuti insieme all’autore – protagonista. Capitoli brevi, a mo’ di pagine di diario, rendono la lettura scorrevole, che appassiona e allo stesso tempo lascia riflettere.

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