Per Luigi non odio né amore di Gianni Antonio Palumbo recensione

Nell’oscuro silenzio della biblioteca ho imparato a distinguere le voci. Quelle buone, di cui potersi fidare, carezzevoli come il respiro del padre. Quelle rauche o gravi degli studiosi, troppo presi a compulsare i loro manuali per riuscire a percepirne il cuore, il sospiro, la bellezza.

Per Luigi non odio né amore è l’ultimo giallo di Gianni Antonio Palumbo (Scatole Parlanti, 198 pp).

Gianni Antonio Palumbo

Nato a Molfetta, Palumbo, dottore di ricerca in Italianistica, collabora con diverse testate ed è docente di materie letterarie presso l’Università degli Studi di Foggia. Autore del blog di critica Giano bifronte, ha curato l’edizione delle Rime di Isabella Morra (Stilo, 2019) e ha dato alle stampe diversi racconti (alcuni raccolti ne il Segreto di Chelidonia (SECOP, 2014). Con il romanzo Krankreich, tramonto di un sogno (Palomar) ha vinto il premio “Valle dei Trulli- Letteratura Giovane” in ex aequo con Chiara Gamberale.

Per Luigi non odio né amore, la trama

Due erano i simboli di Candevari: il già citato Principe Amodeo, colonna dell’istruzione dei proletari da rieducare e immolare al Verbo (divino o laico che fosse), e l’Accademia “Amaranta”, istituzione che si occupava di studi scientifici e letterari. Regno dei giovani delle migliori famiglie della regione, quelli destinati a comandare l’élite, insomma.

Anno 1978, nell’immaginario paese di Candevari, idealmente nel brindisino, alcuni eventi misteriosi sconvolgono la tranquilla vita di provincia. Nella cittadina hanno sede due importanti istituzioni scolastiche del territorio, l’Accademia Amaranta e il Principe Amedeo, che con i loro studenti influenzano la vita della comunità candevarese che viene sconvolta da degli eventi che coinvolgono i due istituti: l’omicidio di una ragazza, la scomparsa dell’insegnante Mattia Landi e un docente caduto dalla torre della Chiesa della Maddalena. Sullo sfondo, un’Italia sconvolta dal rapimento Moro e dalle vicende politiche di uno degli anni più bui della Repubblica.

Non credo che tu possa ignorare che nei piccoli centri un rumore, una chiacchiera da nulla si trasformano in verità rivelata. Devo pregarti di non trascinare nel fango l’Accademia. Gli interessi in gioco sono troppo importanti, i genitori dei nostri allievi sono impegnati a scrivere la storia e un domani lo saranno i nostri ragazzi, in prima persona.

I temi

Segreti, abuso di potere e passioni travolgenti (e talvolta distruttive) sono i fili che muovono le azioni dei personaggi. Dietro l’apparente vita tranquilla di Candevari e dei due collegi, le convenzioni sociali e l’ipocrisia di facciata, emerge tutta la ferocità di azioni volte a sovvertire l’altro o impedire al prossimo di vivere la sua vera natura e la sua storia personale.

I personaggi

Mattia Landi, giovane, colto e affascinante insegnante di disegno nonché nipote della professoressa Laura Ferro, torna a Candevari e si fa apprezzare nell’ambito dell’Amaranta. Si innamora e vive la sua storia con la seducente Eleonora, figlia del rettore Arturo Molteni, che rimarrà sconvolta dalla sua scomparsa. Ma sulla sua stessa identità incombe più di un’ombra.

Arturo Molteni, rettore dell’Amaranta e padre di Eleonora e Savio, è un manipolatore, accecato dal suo potere. Cresciuto con il cardinale Frammarina e bimbo prodigio a otto anni, nonché appassionato di Robespierre, Molteni dietro la sua autorevolezza nasconde ambizioni e muove le fila della storia, ma non aggiungo altro per non cadere in uno spoiler.

Stile, linguaggio e considerazioni finali

Per Luigi non odio né amore è un romanzo che si legge senza grandi difficoltà grazie ad uno stile fresco e contemporaneo che si arricchisce di parole e concetti più aulici, dettati dal contesto accademico, che non ne appesantiscono il discorso. Il ritmo del romanzo è lento nella parte iniziale che intimamente ci introduce nei meandri della storia e del contesto, ma il climax ascendente solletica la curiosità del lettore e lo coinvolge in un turbine di fatti ed emozioni con l’avvicinarsi al finale. 

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