un nido di vespe - davide d.. longo

Valerio si sentiva come quando, da ragazzino, aveva tormentato con un bastoncino qualcosa di grigiastro attaccato e rami di un albero in giardino. Sembrava una escrescenza del tronco del tutto innocua, ma non appena l’aveva toccata ne erano usciti decine di insetti dal corpo nero e gonfio di veleno, che lo avevano attaccato pungendolo ovunque. Alla fine la provincia di Varese era come quel favo, all’apparenza innocuo come l’albero a cui era attaccato. Appena la si tormentava un momento, appena si scavava al di sotto della superficie, la provincia rivelava la sua vera natura.
Un pericoloso nido di vespe.

Davide D. Longo

Un nido di vespe è il primo romanzo di Davide D. Longo pubblicato da Fratelli Frilli. Laureato in Scienze storiche, Longo lavora e vive in provincia di Varese. Nel 2017 ha pubblicato il romanzo poliziesco Il Corpo del Gatto (Leucoteca Edizioni).

Un nido di vespe, la trama

Valerio Guerra è un giovane disoccupato che dopo la laurea in Archeologia e una serie di stage in giro per l’Italia, si ritrova a vivere sul Lago Maggiore, poco distante da Varese, cercando di sbarcare il lunario con lavoretti precari, tra cui svuotare le cantine delle ville lombarde insieme ai suoi amici per rivendere gli oggetti in buono stato nei mercatini limitrofi. Non solo, nei ritagli di tempo lavora come detective privato (senza licenza) specializzato nei casi di tradimenti e litigi.

L’omicidio di una ragazza, Ileana Rocchi, sconvolge il varesotto: sul caso indaga anche René, amico di vecchia data del defunto padre di Valerio, che decide di chiedere un aiuto esterno al giovane. Il commissario gli porge la foto di un misterioso anello di stile longobardo ritrovato sul luogo del delitto e Valerio inizia le sue ricerche.

«Aiuto Renè nelle indagini. Come investigatore esterno.»
Non lo avesse mai detto. Sua madre scostò la sedia con uno strattone e ci si sedette sopra. Prese la testa tra le mani, e scuotendola da una parte all’altra cominciò a lamentarsi a voce sempre più alta. «Che ho fatto, che ho fatto Signore santissimo per meritarmi un figlio così deficiente? Ma non si poteva drogare come tutti? No, lui il detective si mette a fare. Il detective.»

Contemporaneamente viene ingaggiato da Donna Assunta, signora di una certa età immigrata dal Meridione in età giovanile, che vuole scoprire se sua nuora tradisce il figlio.

Per l’uccisione di Ileana è accusato e incriminato un giovane immigrato ospite del centro di accoglienza locale. Ma nonostante nell’alloggio dell’accusato vengano ritrovate prove apparentemente schiaccianti, Valerio non crede a quella pista e continua a scavare, scoperchiando un vaso di Pandora che intreccia poteri locali, politica e magistratura. Riuscirà a risolvere il caso?

I temi

Un nido di vespe è uno spaccato della società contemporanea che si sviluppa su più temi. Primo su tutti, una generazione ‘bruciata’, che ha smesso di sognare e naviga a vista, interpretata dal protagonista Valerio che ha accantonato i suoi sogni e le sue passioni per sbarcare il lunario accontentandosi di quello che la vita offre.  Una generazione in cerca di sé stessa che non riesce a gestire amori e relazioni e Valerio sembra una mosca bianca nel vivere sinceramente il rapporto con i suoi amici e con la giovane Meiling.

Un altro tema trattato è quello della società di provincia: una società che troppo spesso non riesce ad andare aldilà dei pregiudizi e al tempo stesso legittima e perpetua il classismo storico della sua gente, rincarato anche da un razzismo di fondo (prima con i meridionali, ora con gli stranieri).

Nessuna presunzione di innocenza: un arresto equivale alla colpevolezza. Nessun distinguo: se un negro violenta una donna, allora tutti i negri violentano le donne. Un bianco che violenta una donna è un violentatore. Un negro che violenta una donna è un negro. E via con le panzane sulla sostituzione etnica e sulle quote latte, che ci fanno sempre bella figura.

Così chi appartiene a una ricca famiglia avrà più chance nella vita, ma al tempo stesso avrà più possibilità anche di incappare in errori che la superficialità e le apparenze non rendono riconoscibili.

Più che un tema è quasi un personaggio del romanzo: è il bel territorio del Lago Maggiore che fa da sfondo e quasi interagisce con i fatti. Il Lago con le sue placide acque è testimone dell’omicidio di Ileana, uccisa sulla sua riva, ma anche è spettatore delle corse di Valerio e delle sue angosce. È in riva al lago che Valerio cerca e trova la sua dimensione.

Si inoltrò tra le case colorate con toni pastello, dov’è per centinaia di anni avevano vissuto decine di generazioni di pescatori. Erano case molto, molto lontane dalle ville che sorgevano come funghi sulle colline che assediavano il paese. Raccontavano storie di vita diverse da quelle della piccola borghesia che da un centinaio di anni appena si affaccendava sulla sponda magra del lago. Storie di uomini poveri, uomini che per secoli erano usciti dall’ insenatura con le loro barche grigie, per pescare il pesce che poi avrebbero venduto al mercato del paese. Uomini duri dalle mani rugose e dalla mente calma e profonda come le acque scure su cui lavoravano, individui di cui si era perso anche il nome. Ma il loro spirito aleggiava ancora tra le case che avevano abitato, e sembravano sussurrare consigli agli uomini di oggi.

Valerio Guerra, il protagonista di Un nido di vespe

Un nido di vespe è il primo di una serie di romanzi che vede Valerio Guerra come investigatore. Valerio è una personalità una e trina all’interno del romanzo. C’è il Valerio-disoccupato che prende la vita con filosofia e non si lascia travolgere dall’angoscia di un lavoro che manca. È il dolce e impacciato amante di Meiling e le ferite per la perdita del padre non sono del tutto rimarginate.

C’è poi il Valerio-svuotacantine, che con i suoi eterni amici raccoglie e smercia le cianfrusaglie ritrovate tra i cimeli di chi li chiama a liberare le case. Con ironia e improvvisazione riescono a racimolare qualcosa e in fin dei conti si divertono pure.

E infine il Valerio-detective. Nato come investigatore privato per dirimere problemi personali e tradimenti, Valerio esordisce anche come investigatore di crimini. Non perde la sua personalità ma riesce pian piano a mettere a posto i tasselli che non quadrano.

I tre piani si intersecano tra loro, creando un equilibrio che non annoia il lettore.

Stile, linguaggio e considerazioni finali

Ho letto Un nido di vespe in pochissimi giorni perché è un romanzo molto scorrevole. Lo stile colloquiale, ironico e a volte anche tagliente riesce ad intrattenere il lettore.

La narrazione in terza persona consente di allargare il campo anche alla descrizione dei paesaggi che non è mai del tutto staccata dai fatti. I tre piani psicologici del protagonista aggiungono ritmo e al tempo stesso quella suspence che porta spediti all’ultima pagina.

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