Io non ti lascio solo di Gianluca Antoni – recensione
Io non ti lascio solo di Gianluca Antoni – recensione

Il maresciallo Giuseppe De Benedittis rigira i quaderni tra le mani. Nero l’uno, rosso l’altro.
Le copertine sporche di fango, gonfie, a stento riescono a trattenere le pagine. Odorano di muffa. Li sfoglia avanti e indietro.
Ogni pagina è ricoperta da una calligrafia infantile che si srotola precisa tra le righe sottili. Nel frontespizio un’unica parola, un nome: Filo, in quello nero; Rullo, in quello rosso.
L’inchiostro blu, identico nei due quaderni, è sbiadito ai margini fino a rasentare il grigio.

Gianluca Antoni

Gianluca Antoni è nato nel 1968, vive a Senigallia dove lavora come psicologo e psicoterapeuta. Con questo libro, di cui sono già stati venduti i diritti cinematografici, ha vinto il torneo letterario IoScrittore e il premio Romics.

«Mi chiamo Rullo» dico.
«Che nome stupido» commenta serio.
«Chissà quante persone ti prendono in giro». Penso che sia il bambino più odioso della classe e faccio per allontanarmi. Mi blocca per l’avambraccio.
«Però anche il mio non scherza».
«Perché? Come ti chiami?»
«Teofilo».
«Teofilo?»
«Già, il nome piaceva a mia madre perché significa “amico di Dio”. Ma come si fa a essere amico di qualcuno che non esiste?»
«Dio non esiste?» ripeto sorpreso. Di Babbo Natale lo sospettavo, ma di Dio no.
«Assoluto che non esiste, ti sembra credibile che ci sia un tipo che se ne sta tutto solo lassù nello spazio? Cosa cavolo fa tutto il giorno?»
«Guarda giù» rispondo.
«Sai che bel divertimento. E poi, se Dio ha creato l’universo, chi ha creato Dio?»
Cerco una risposta ma mi fumano le orecchie.
«Vedi, Rullo, una risposta non c’è» fa lui. «Benvenuto sul pianeta Terra»

Io non ti lascio solo, la trama

Filo e Rullo sono due ragazzini inseparabili. Nonostante la perdita di sua madre e un rapporto turbolento con il padre, Filo cerca di ritrovare un suo equilibrio grazie all’amico Rullo e al suo cane Birillo. La loro vita viene registrata da un doppio diario che ne racconta la quotidianità ma anche le turbolenze interiori.

Durante una ricerca di tartufi, a causa del temporale il padre di Filo perde Birillo nei boschi. Filo, straziato dal dolore, coinvolge Rullo in un’inedita ricerca da scout per i boschi. I due, fuggendo da un campo scout, iniziano le ricerche approdando alla cascina di Guido Tabacci, burbero montanaro, di cui si vocifera essere l’assassino di suo figlio Tommaso.

I due ragazzini sospettano che Tabacci non solo abbia visto Birillo, ma lo tenga prigioniero: cercheranno quindi con le tenebre di sfuggire al cane da guardia Diablo ed entrare nella proprietà, grazie alla complicità di due ragazzi del paese vicino, Amélie e Scacco.

In quella cascina i diari saranno ritrovati anni dopo, con le rivelazioni delle scoperte dei due ragazzini, che faranno i conti con delle verità nascoste e con l’ingresso nel mondo degli adulti.

Il maresciallo gli domanda di Rullo. «Che tipo è?»
«Timido, ma quando prende confidenza non la smette più di parlare. Perché la timidezza è solo uno scudo apparente di paura tra sé e lo sconosciuto, e che quando lo sconosciuto diventa conosciuto e abbatti lo scudo allora il timido mostra anche l’anima perché rimane senza difese. E quel che posso dire, rispetto a Rullo, è che la sua anima è grande come una balena».
Per tutto il tragitto parla a rotta di collo dei suoi deliri pseudo filosofici.

I temi

Io non ti lascio mette in risalto il difficile rapporto tra il mondo dell’infanzia e il mondo adulto, di cui il primo paga inesorabilmente le conseguenze del secondo. Ma il romanzo parla anche della bellezza dell’amicizia e di come un affetto straordinario può spingere ad atti di coraggio che vanno aldilà delle aspettative.

Un altro tema trattato è anche quello della diversità, rappresentata prima di tutto dal personaggio di Scacco che agli occhi di tutti appare come un matto, ma che riesce a leggere nel cuore di Filo e di Rullo, accompagnando la loro amica Amélie.

I personaggi

Protagonisti assoluti di questa avventura sono Filo e Rullo, antitetici per certi versi ma straordinariamente identici per altri. Filo ‘butta il cuore oltre le fiamme’ e Rullo, un po’ per inerzia ma trainato dall’affetto per lui, lo segue superando le sue paure. La scorza dura di Filo è data dalla sua storia personale, la perdita della madre e il rapporto difficile col padre ma nasconde una fragilità che ha bisogno di esprimersi, covata sotto la cenere.

Amélie è una ragazzina curiosa e solare che vive con i nonni. Darà una mano a Filo e Rullo nella ricerca di Birillo, oltre che nel cercare di tirar loro fuori dai guai. Il tutto insieme a Scacco, un giovane bizzarro che vaga per il paese e che riesce a capire appieno i sentimenti e i pensieri dei suoi amici più piccoli.

Io non ti lascio solo, considerazioni finali

Io non ti lascio solo è un romanzo gradevole che ci porta in un’avventura che sa di giallo ma anche di romanzo di formazione. Filo e Rullo saranno segnati dall’esperienza nella cascina di Guelfo, dove alcuni segreti verranno a galla. La narrazione tramite il doppio diario rende interessante i due punti di vista differenti dei due ragazzini. La descrizione del paesaggio tipica della campagna italiana, luminosa e verdeggiante, si scontra con l’oscurità gli interni della cascina di Tabacci, anticipando le vicissitudini e immergendo il lettore nel mood giusto. Ben riusciti i due delicati colpi di scena che sparigliano le carte senza spaventare troppo i lettore.

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