il colibri recensione zeropositivo

E ho capito, all’improvviso (ecco perché all’improvviso ti scrivo, anche se so che non mi risponderai) che tu sei davvero un colibrì. Ma certo. È stata un’illuminazione: tu sei davvero un colibrì. Ma non per le ragioni per cui ti è stato dato questo soprannome: tu sei un colibrì perché come il colibrì metti tutta la tua energia nel restare fermo. Settanta battiti d’ali al secondo per rimanere dove già sei. Sei formidabile, in questo.

Il colibrì è il romanzo edito da La Nave di Teseo con cui Sandro Veronesi ha vinto il premio Strega.

Sandro Veronesi

Sandro Veronesi è nato a Firenze nel 1959. Laureato in architettura, ha dato alle stampe: Per dove parte questo treno allegro (1988), Live (1996, nuova edizione La nave di Teseo 2016), Gli sfiorati (1990), Occhio per occhio. La pena di morte in quattro storie (1992), Venite venite B–52 (1995, nuova edizione La nave di Teseo 2016), La forza del passato (2000, Premio Campiello e Premio Viareggio-Repaci, nuova edizione La nave di Teseo 2020), Ring City (2001), Superalbo (2002), No Man’s Land (2003, nuova edizione La nave di Teseo 2016), Brucia Troia (2007, nuova edizione La nave di Teseo 2016), XY (2010, Premio Superflaiano, nuova edizione La nave di Teseo 2020), Baci scagliati altrove (2012), Viaggi e viaggetti (2013), Terre rare (2014, Premio Bagutta), Non dirlo. Il Vangelo di Marco (2015), Un dio ti guarda (2016), Cani d’estate (2018).

Caos calmo (nuova edizione La nave di Teseo 2020) è stato tradotto in venti paesi ed ha vinto nel 2006 il Premio Strega e nel 2008 il prix Fémina e il prix Méditerranée.

Il romanzo Il colibrì  ha vinto la LXXIV edizione del Premio Strega (il secondo per l’autore) ed è stato eletto vincitore della Classifica di qualità de “La lettura – Corriere della sera”.
Sandro Veronesi ha collaborato con numerosi quotidiani e quasi tutte le riviste letterarie.

Il colibrì, la trama

Marco Carrera è un medico oculista che da piccolo veniva chiamato “colibrì” per la sua corporatura esile. L’appellativo in realtà lo accompagnerà per tutta la sua vita, non per la sua costituzione (che grazie alla medicina riuscirà a sviluppare) ma per la sua capacità di resistere alle avversità e rimanere in equilibrio, proprio come il colibrì che sbatte ripetutamente le sue ali per rimanere nello stesso punto.

Per tutta la sua infanzia Marco Carrera non si era accorto di nulla. Non si era accorto dei contrasti tra sua madre e suo padre, dell’ostile insofferenza di lei, degli esasperanti silenzi di lui, delle liti notturne consumate sottovoce, per non essere sentiti dai figli, e tuttavia da sua sorella Irene, di quattro anni più grande, scrupolosamente ascoltati e con masochistica precisione registrati in memoria; non si era accorto della ragione di quei contrasti, di quell’insofferenza, di quei litigi, per sua sorella invece così chiari, e cioè non si era accorto che sua madre e suo padre, malgrado fossero entrambi dei déracinés (lei, Letizia – nome antifrastico –, pugliese del Salento; lui, Probo – nomen omen –, originario della provincia di Sondrio), non erano proprio fatti per stare insieme, non avevano praticamente nulla in comune – anzi non esistevano forse due persone più diverse sulla faccia della terra

Marco non solo riesce a sopravvivere alle intemperie di coppia dei suoi genitori, ma anche alla tragedia che riguarda sua sorella Irene. E se anche la sua vita sarà costellata da un matrimonio non facile con Marina e da un amore platonico con Luisa, sarà la nascita di sua nipote Miraijin a imprimere una svolta a quella collana di eventi non proprio piacevoli. Miraijin in giapponese significa “uomo nuovo” e proprio la piccola sarà portatrice di pace e prosperità nella vita nel nonno, che farà pace anche con il suo io, a compimento della sua ricerca di equilibrio e resilienza.

Io ora ho una missione da compiere, che dà senso a tutto quello che ho avuto e non ho avuto, compresa te: allevare l’uomo nuovo, e l’uomo nuovo è la bambina di otto anni che dorme sotto questo tetto. Diventerà una donna. Diventerà l’uomo nuovo. È nata per questo e non lascerò che i cambiamenti la rovinino

Il Colibrì, temi

Nel Colibrì Sandro Veronesi interseca le vicende dei protagonisti alle vicende dell’Italia dagli anni Settanta oggi (che però rimangono sullo sfondo). Partendo dalla storia di Marco Carrera, l’autore affronta le dinamiche e le fragilità dei rapporti umani, indagando la psiche dei personaggi di cui Marco spesso ne è vittima.

Dal rapporto burrascoso con Marina a quello mai consumato fino in fondo con Luisa, dalle vedute opposte dei due genitori alla scomparsa di sua sorella Irene: il protagonista si ritrova a raccogliere i cocci della sua vita ma ogni volta riesce a ripartire e guardare oltre. Un inno alla resilienza che si incarna nella nipote Miraijin che non solo porterà serenità al nonno ma a tutte le persone che vi entrano in contatto.

Dovrebbe essere noto – e invece non lo è – che il destino dei rapporti tra le persone viene deciso all’inizio, una volta per tutte, sempre, e che per sapere in anticipo come andranno a finire le cose basta guardare come sono cominciate. In effetti, quando un rapporto nasce c’è sempre un momento di illuminazione nel quale si riesce anche a vederlo crescere, distendersi nel tempo, diventare ciò che diventerà e finire come finirà – tutto insieme. Si vede bene perché in realtà è già tutto contenuto nell’inizio, come la forma di ogni cosa è contenuta nel suo primo manifestarsi. Ma si tratta di un momento, per l’appunto, e poi quella visione ispirata svanisce, o viene rimossa, ed è solo per questo che le storie tra le persone producono sorprese, danni, piacere o dolore imprevisto. Lo sapevamo, per un lucido, breve momento l’avevamo saputo, all’inizio, ma poi, per il resto della nostra vita, non l’abbiamo saputo più. Come quando ci si alza dal letto, di notte, e ci si ritrova a brancolare nel buio della nostra stanza per andare in bagno, e ci sentiamo smarriti, e accendiamo la luce per mezzo secondo, e poi la rispegniamo subito, e quel lampo ci mostra la strada, ma solo per il tempo necessario ad andare a fare la nostra pisciatina e ritornare a letto. La prossima volta saremo di nuovo smarriti.

Il Colibrì, i personaggi

Marco Carrera è il protagonista assoluto del romanzo: imperturbabile, affronta le tempeste andandogli incontro, come fanno i bisonti per diminuire il disagio e bagnarsi di meno. La sua imperturbabilità gli consente di essere anche un buon giocatore d’azzardo e di scacciare la sfortuna del suo amico “iettatore”, oltre che sopportare situazioni che per altre persone sarebbero devastanti, dai lutti agli amori finiti o mai realizzati.

Trentanove anni lui, trentadue lei, furono capaci di dormire nello stesso letto senza abbandonarsi a ciò che entrambi desideravano da anni, senza baciarsi, senza accarezzarsi, senza nemmeno toccarsi, senza fare proprio nulla. Due deficienti.

Note di stile

La trama del Colibrì vede due narratori: l’autore, che racconta esternamente tutte le vicende di Marco e della sua famiglia, talvolta commentando a caldo i fatti, e lo stesso protagonista che con le sue lettere a Luisa e le mail a suo fratello aggiunge pensieri, commenti o ricordi all’impianto della narrazione.

La fabula e l’intreccio non coincidono: infatti i fatti vengono raccontati con frequenti flashback al passato ma anche con prolessi, ovvero salti temporali nel futuro. Il tutto rende la lettura dinamica e non pesante, con stili e linguaggi della quotidianità contemporanea.

In conclusione, il romanzo mi è piaciuto, nonostante all’inizio non mi avesse pienamente convinto. La penna di Veronesi mi ha fatto ‘affezionare’ al protagonista e alla sua storia pian piano. In fin dei conti, come insegna Marco, anche mantenersi in equilibrio è una forma di resistenza.

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