finché il caffè è caldo recensione zeropositivo
finché il caffè è caldo recensione zeropositivo

Oggi vi parlo di un libro che mi ha incuriosito molto, Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi (Garzanti, 2020, traduzione di Grazia Marseguerra)

Hirai prese una sigaretta dal suo beauty leopardato.
«Kazu, forse le dovresti spiegare un po’ meglio come sta la faccenda… non credi?» suggerì mentre l’accendeva, quasi parlasse di affari.
«Sì, pare proprio di sì», rispose Kazu nel suo tono impassibile, facendo il giro del bancone per andare a piantarsi di fronte a Fumiko. La fissò con uno sguardo dolce, come se dovesse consolare un bimbo in lacrime.
«Senti, adesso voglio che mi ascolti, e che mi ascolti attentamente, va bene?»
«Dimmi.» Fumiko si irrigidì.
«Puoi tornare indietro, è vero… Puoi tornare indietro , ma… »
«Ma…?»
«Qualunque cosa farai, il presente non cambierà comunque. »


Toshikazu Kawaguchi

Toshikazu Kawaguchi è nato a Osaka, in Giappone, nel 1971, dove lavora come sceneggiatore e regista. Con Finché il caffè è caldo, suo romanzo d’esordio, ha vinto il Suginami Drama Festival.

Finché il caffè è caldo, la trama e i temi

Una leggenda metropolitana racconta che in un piccolo e antico caffè di Tokyo si possa viaggiare nel tempo: non un viaggio lungo per cambiare le cose ma un salto nel passato che dura il tempo di un caffè e che permette al viaggiatore di poter incontrare persone care senza però cambiare il presente.

Il caffè aveva acquisito una certa fama, con lunghe code ogni giorno, grazie alla storia dei viaggi nel tempo. Ma per colpa delle rigide regole da seguire non si riusciva mai a trovare nessuno che fosse davvero tornato nel passato. La prima regola era: Una volta tornato nel passato, potrai incontrare solo le persone che sono state nel locale. Già questo bastava di solito a far passare la voglia di affrontare il viaggio. Un’altra regola era: Una volta tornato nel passato, non puoi fare niente per cambiare il presente. Era stato chiesto più volte perché mai esistesse una regola del genere, ma l’unico commento dei proprietari era che non avevano idea.
Siccome l’autore dell’articolo non era riuscito a trovare nessuno che fosse davvero tornato nel passato, la questione era rimasta un mistero. Anche supponendo che fosse realizzabile un simile viaggio nel tempo, l’impossibilità di cambiare il presente rendeva l’intera faccenda piuttosto insensata.

Ma evidentemente queste regole non sono un ostacolo per i protagonisti delle quattro storie che decidono comunque di intraprendere il viaggio nel tempo, dalla durata di un caffè per poter parlare un’ultima volta con una persona del passato o del futuro. Fumiko vuole incontrare un’altra volta il suo compagno ormai partito all’estero, Kotake vuole tornare a parlare con suo marito che per colpa dell’Alzheimer ha perso i ricordi, Hirai invece vuole salutare sua sorella morta in un incidente stradale, Kei contrariamente alle altre storie, vuole andare nel futuro per vedere sua figlia, a causa di una gravidanza a rischio.

Di fronte a una persona con cui si ha un legame profondo e a cui si sono rivelati i propri sentimenti, è difficile mentire e lasciar perdere.

Le “passeggiate nel tempo” di Kawaguchi, che partono sempre dallo stesso tavolo e che vedono come mezzo di trasporto una tazza di caffè fumante (che funge anche da “clessidra”), abbattono gli stereotipi di questo genere narrativo, perché non puntano a cambiare la situazione ma piuttosto a farne cambiare la percezione, a coltivare nuove consapevolezze: in poche parole questi viaggi non cambiano i fatti (o le scelte delle altre persone) ma i protagonisti cambiano sé stessi, ribaltando quindi il paradigma.

L’acqua cade dall’alto al basso, è la forza di gravità. Anche le emozioni forse agiscono secondo la stessa legge.

Note di stile

Finché il caffè è caldo è un libro che appassiona senza ricorrere a particolari artifici narrativi o peripezie di scrittura: con uno stile semplice, scorrevole, aiutato da descrizioni non troppo prolisse e dialoghi diretti, Kawaguchi riesce rende il lettore testimone degli eventi come se fosse seduto anche lui ad uno dei tavolini del piccolo caffè. L’universalità del caffè inoltre abbatte tutte le barriere che possono esserci con una cultura lontana dalla nostra come quella giapponese.

Insomma, Finché il caffè è caldo  è un libro che consiglio perché è una lettura piacevole che lascia delle riflessioni sul tempo non amare ma che anzi sono un invito a cogliere aspetti  nascosti delle occasioni perdute e vivere al meglio quelle future.

Leggi la scheda del libro sul sito della casa editrice, IBS, Amazon e Bookdealer.

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Giornalista culturale, cresciuto in Puglia con molta curiosità e tanti giornali da sfogliare. Dopo la laurea in lettere moderne e una gavetta in quotidiano locale, mi sono trasferito a Milano dove mi sono laureato in Teorie e metodi della Comunicazione, e dove collaboro con Articolo21.org e mi occupo di marketing digitale per l'editoria Mi piace tutto ciò che ha a che fare con la creatività, la natura, la buona cucina e i viaggi.