Anna di Niccolò Ammaniti – recensione

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    “Tutti gli esseri di questo pianeta, dalle lumache alle rondini, uomini compresi, devono vivere. Questo è il nostro compito, questo è stato scritto nella nostra carne. Bisogna andare avanti, senza guardarsi indietro, perché l’energia che ci pervade non possiamo controllarla, e anche disperati, menomati, ciechi continuiamo a nutrirci, a dormire, a nuotare contrastando il gorgo che ci tira giù.”

    Niccolò Ammaniti, autore di Anna

    Niccolò Ammaniti è uno scrittore, regista e sceneggiatore. Ha esordito nel 1995 con il romanzo Branchie. È autore di romanzi e racconti tradotti in oltre 44 paesi: Fango (1996), Ti prendo e ti porto via (1999), Io non ho paura (2001, Premio Viareggio), Come Dio comanda (2006, Premio Strega), Che la festa cominci (2009), Io e te (2010), Il momento è delicato (2012) e Anna (2015).

    Dai suoi libri sono stati tratti i seguenti film: L’ultimo capodanno (di Marco Risi, 1998); Branchie (di Francesco Ranieri Martinotti, 1999); Io non ho paura e Come Dio comanda (entrambi diretti da Gabriele Salvatores, 2003 e 2008); Io e te (di Bernardo Bertolucci, 2012).

    È autore e regista del docu-film The Good Life (2014). Nel 2018 va in onda Il miracolo, una serie tv originale SKY di cui è showrunner, co-sceneggiatore e co-regista e nel 2021, sempre su SKY va in onda la serie “Anna” tratta dal romanzo.

    Anna, la trama

    Sicilia, anno 2020: l’Europa è devastata da un virus mortale – profetico, se penso che è stato scritto nel 2015! – detto la “Rossa”, che colpisce gli adulti e rimane latente nei bambini (che poi lo sviluppano in età matura).

    La regione è completamente distrutta, in stato di abbandono, dal momento che oltre a non esserci più adulti, non ci sono elettricità e viveri, mentre la natura ha ripreso il suo spazio. Quartieri di città, borghi, centri commerciali… tutto ormai è in rovina e gli animali vi transitano liberamente.

    Il virus non risparmia i genitori di Anna e in particolare sua madre, che non appena si accorge di aver sviluppato la malattia, prepara sua figlia a sopravvivere in sua assenza. La donna scrive il “Quaderno delle cose importanti”, una sorta di manuale in cui dà istruzioni precise alla figlia che dovrà prendersi cura anche del suo fratellino Astor, di cinque anni. Anna e suo fratello si abituano alla vita senza elettricità, in una villa di campagna: un’ambientazione che ricorda quasi il Decameron, ma in uno scenario ben peggiore. Non ci sono novelle da raccontare ma la disperata ricerca di Anna di viveri, ogni mattino infatti esce da casa e a piedi perlustra le zone vicine.

    “Quando sei assetata non sperare che piova. Ragiona e cerca una soluzione. Chiediti: dove posso procurarmi dell’acqua potabile? È inutile sperare di trovare una bottiglia in un deserto. Le speranze lasciale ai disperati. Esistono le domande ed esistono le risposte. Gli esseri umani sono capaci di trasformare un problema in una soluzione.”

    L’intera Sicilia è nelle mani di bambini e ragazzini, organizzati in bande comandate dai più grandi, che in maniera anche violenta attaccano gli altri anche solo per rubare provviste. Tra di esse la banda guidata da due ragazzini, Angelica e l’Orso, che rapiscono Astor dopo aver depredato la loro abitazione.

    Anna si mette sulle tracce del fratello insieme a Pietro, un suo amico coetaneo che crede che un determinato paio di adidas possa difendere dal contagio, e Coccolone, un cane pastore maremmano che lei stessa ha salvato.

    I tre guidati da Pietro giungono in un vecchio Grand Hotel, covo di Angelica e l’Orso e meta di una moltitudine di ragazzini che offrono doni alla Picciridduna, un’adulta che secondo la credenza diffusasi è in grado di guarire dalla malattia. Anna incontra Astor che però non vuole seguirla rinfacciandole di avergli nascosto il mondo esterno: la ragazza decide lo stesso di rimanere per assistere alla Festa del Fuoco durante la quale la Picciridduna verrà bruciata e le sue ceneri mangiate dai ragazzi che credono che possano così guarire dalla Rossa. Ovviamente il sacrificio non funziona ma in compenso Astor si ricongiunge alla sorella, a Pietro e a Coccolone e dopo un po’ di tempo passato a Cefalù decidono di viaggiare verso la Calabria per cercare eventuali adulti sopravvissuti alla pandemia.

    Anna, i temi

    “La vita è un insieme di attese. A volte così brevi che nemmeno te ne rendi conto, a volte così lunghe da sembrare infinite, ma con o senza pazienza hanno tutte una fine.”

    Cosa succede se improvvisamente saltano tutte le convenzioni sociali, i legami stessi della società, le sovrastrutture economiche e tecnologiche? È questa un po’ la domanda filo conduttore di questo lavoro di Ammaniti. L’autore non solo attraverso la pandemia fa saltare tutta l’architettura sociale dei nostri giorni, ma togliendo gli adulti dalla narrazione si spinge ancora più in là provando a sperimentare se una società fatta di bambini e ragazzini fosse in grado di autoregolarsi.

    “Questa storia nasce da un pensiero puramente biologico-comportamentale: cosa farebbero dei bambini abbandonati a loro stessi? Da qui sono partito a ipotizzare che per qualche ragione nel mondo siano scomparsi gli adulti. Migliaia di domande sulla loro sopravvivenza mi venivano in testa. Questi pensieri mi hanno tormentato per otto anni senza riuscire a trovare una storia degna, viste le premesse. Poi ho pensato ai due fratellini e da lì sono partito. Intanto ho cominciato diversi romanzi che ho abbandonato, ma non definitivamente” ha spiegato Niccolò Ammaniti a Marco Missiroli in un’intervista al Corriere della Sera.

    Insomma, uno scenario distopico che però lascia uno spiraglio: Anna si fa carico del fratello Astor perché si dice che da qualche parte stanno elaborando una cura alla Rossa: fin dall’inizio da sorella si fa carico del fratellino e da figlia si fa carico di quell’attenzione materna verso Astor che ha promesso a sua madre. Una forza d’animo che butta il cuore oltre le fiamme e non si arrende ad una situazione insostenibile.

    Anna, la protagonista

    La regina dell’azione e dell’intero romanzo- da cui non a caso prende il titolo – è Anna. La protagonista spiazza il lettore fin dall’inizio: con una incredibile maturità la ragazza dodicenne, nonostante la situazione drammatica e la scomparsa della madre, si dà forza in nome del fratello Astor e lotta fin da subito per la sua sopravvivenza e quella di suo fratello.

    Anche nel momento in cui Astor decide temporaneamente di non seguirla, dopo un primo smarrimento non si arrende e fino alla fine lotta per portarlo in un posto sicuro e mantenere la promessa fatta da sua madre.

    Note di stile

    Anna è senz’altro un romanzo godibile, ma devo ammettere che mi ha fatto un certo effetto leggere un romanzo scritto nel 2015 che ambientato nel 2020 parla di una pandemia: è stato da una parte alienante ma dall’altra quasi un sollievo, per la serie “poteva andarci peggio”.

    Coinvolgimento emotivo a parte, il libro scritto in terza persona grazie alla penna di Ammaniti ci regala un profilo psicologico dei personaggi e una descrizione dei luoghi e delle azioni che permettono al lettore di immergersi nella Sicilia distopica devastata dalla Rossa. Un narrare cupo quanto basta, senza esagerare nel dramma ma comunque con una cruda consapevolezza di quello che accade.

    La scheda del libro su Amazon o IBS

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