copertina a bocca chiusa stefano bonazzi“Non ricordo con precisione in che modo le cose precipitarono.
Non ci fu una sequenza esatta… o forse sì, ma per quanto mi sforzi, proprio non riesco a ricomporla. Semplicemente i giorni iniziarono a corrodersi come l’intonaco di una vecchia casa fatiscente”

Stefano Bonazzi

A bocca chiusa è il nuovo romanzo di Stefano Bonazzi, ferrarese di nascita.  Bonazzi oltre ad essere scrittore è anche grafico pubblicitario, realizza composizioni e fotografie ispirate al mondo dell’arte surrealista. Le sue opere sono state esposte, oltre che in Italia, a Londra, Zhengzhou, Miami, Seul e Monaco.
A bocca chiusa è il suo romanzo d’esordio, uscito nel 2014 da Newton Compton e ripubblicato quest’anno per Fernandel, con cui nel 2017 ha pubblicato il romanzo L’abbandonatrice.

La trama

Il protagonista del romanzo è un bambino di dieci anni che vive con sua madre. Negli afosi mesi estivi è costretto a stare tutta la giornata a casa con il nonno, dal momento che sua madre e sua nonna lavorano e non possono permettersi di portarlo in vacanza.

Il nonno è un ex camionista, forzatamente a riposo per dei problemi incurabili alla schiena. La malattia e il riposo forzato non fanno che peggiorare il suo carattere violento e oppressivo, frutto di un’infanzia difficile e della mancata accettazione della situazione. L’eremitismo forzato diventa una polveriera per l’uomo, che odia universalmente chiunque non faccia parte della sua famiglia, e non solo.

Il ragazzo un giorno entra in contatto Luca, l’amico ideale nonché coetaneo, con cui  vorrebbe passare più tempo come fanno gli altri. Ma la rabbia del nonno, misantropo verso la società, sfocerà in una reazione che cambierà per sempre la sua vita.

Non solo, a questo si aggiunge la scomparsa prematura della mamma, che conclude lo sconquassamento emotivo del ragazzo che lo porterà suo malgrado dal ruolo di vittima a carnefice.

Quanto è debole, pensai. L’amore è una stronzata. L’affetto, la compassione, sono solo un cumulo di belle cazzate. Io ho un cuore di pietra. Sono forte, saprò cavarmela. Un padre, un nonno, un amico, una madre. 
Nessuno.
Io non ho bisogno di nessuno

I temi

Vorrei dirti di stare attento, di tirar fuori le unghie, di levarti quello sguardo da angioletto o sporcartelo di fango per mimetizzarti, ma probabilmente non mi capiresti. Il mondo non ti ha ancora vomitato addosso la sua pazzia. Vorrei abbracciarti ma rischierei di imbrattarti i vestiti con le mie scorie, i miei frammenti di pelle secca, il mio fetore

I temi affrontati in A bocca chiusa sono senz’altro due. Il primo è quello della violenza sui minori: la testimonianza in prima persona fa sì che il lettore viva insieme al protagonista la paura per un orco che si lancia in azioni violente, fisiche o verbali, completamente gratuite o comunque spropositate rispetto alle azioni del ragazzino. Del resto, in apertura di romanzo, il bambino racconta di quando il nonno, anni prima, ruppe il braccio alla nonna e già da allora dovette ricorre ai giochi e all’immaginazione per anestetizzare tanta violenza.

L’altro grande tema affrontato da questo romanzo è quello delle ferite emotive: il tempo passa, ma se queste ferite non si rimarginano, torneranno a sanguinare sotto altre forme. La disperazione del bambino, ormai adulto, non è scomparsa, ha solo assunto una nuova veste. Il personaggio principale si sdoppia come il Dottor Jekyll e il suo alter ego, Mister Hyde, da un lato subisce le ingiustizie della vita umana, dall’altro arriva a compiere atti estremi, tanto da straniare il lettore.

Note di stile

A bocca chiusa, con la sua narrazione in prima persona nelle prime due parti, ci porta nelle pieghe più dolorose della vicenda, raccontate dal ragazzino che ci coinvolge nella sua eterna ricerca di una via di fuga da una situazione opprimente. Il lettore compatisce, nel senso letterale, il protagonista. Si mette nei suoi panni, vorrebbe fare qualcosa per intervenire, o almeno è questo quello che ho provato nei primi capitoli del libro. La narrazione rallenta il ritmo nella seconda e terza parte.

La seconda parte, ancora in prima persona, lascia sgomenti dinanzi alla lunga e fatale malattia della madre che rende ancora più cupa la situazione. Il cambio di narrazione nella terza, ci restituisce un racconto sospeso, che premerà sull’acceleratore nella parte finale. Si scoprirà che in quella morte apparente del protagonista, ormai uomo, qualcosa ancora brucia e divamperà nel finale a sorpresa, che per ovvie ragioni non sto a svelare. Un romanzo tenebroso, spigoloso, ma che vale senz’altro la pena leggere.

Guarda la scheda del libro su Amazon o sul sito di Fernandel Editore

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