Narciso e Boccadoro di Herman Hesse

Narciso e Boccadoro di Herman HesseNarciso e Boccadoro di Hermann Hesse
ISBN: 9788852016653
Edito da Edizioni Mondadori il 7 October 2010
Genere: Family & Relationships / Friendship, Fiction / Classics, Fiction / Historical / General
Pagine: 280
Formati: Brossura, eBook
La scheda del libro su Amazon
Goodreads

Il valore dell’esperienza e il ritorno ai legami che contano

Ci sono libri che si leggono e libri che si incontrano. Con Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse il mio incontro è avvenuto più volte. Avevo già sfiorato questo romanzo in passato senza mai affrontarlo davvero, ma a convincermi a leggerlo fino in fondo è stato uno spettacolo teatrale visto al Museo Bagatti Valsecchi di Milano, di cui ho già raccontato le impressioni in un altro articolo.

In un certo senso avevo incontrato prima Narciso e Boccadoro sul palcoscenico e solo dopo sulla pagina.

Conoscevo già parte della storia e questo, paradossalmente, mi ha aiutato. Sapendo già alcuni passaggi fondamentali della trama, ho potuto concentrarmi meno sul “come andrà a finire” e più sul viaggio stesso.

E che viaggio.

La fama di Narciso e Boccadoro precede il libro. Quando ci si avvicina a un classico di Hermann Hesse le aspettative sono inevitabilmente alte. Nel mio caso non sono state deluse. Ho trovato una storia ricca di avventure, riflessioni e incontri, ma soprattutto una storia capace di interrogare il lettore su ciò che rende una vita davvero vissuta.

La trama è nota. Narciso e Boccadoro sono due giovani che si incontrano in monastero. Il primo è destinato allo studio, alla disciplina e alla vita spirituale. Il secondo scopre invece di appartenere a un’altra dimensione: quella dell’esperienza, dell’arte, dell’amore e del viaggio. Sarà proprio Narciso a intuire che il monastero non è il posto giusto per lui e a spingerlo verso il mondo.

Da quel momento le loro strade si dividono.

Boccadoro attraversa città e campagne, incontra donne, artisti, contadini e nobili. Conosce la bellezza e la miseria, l’eros e la morte. Vive in un’epoca segnata dalla peste e dall’incertezza, eppure continua a cercare qualcosa che spesso nemmeno lui riesce a definire con precisione.

Ciò che mi ha colpito maggiormente è che il romanzo non sembra prendere posizione tra le due strade. Non dice che Narciso abbia ragione né che abbia ragione Boccadoro.

Entrambi guadagnano qualcosa e perdono qualcosa.

Narciso possiede la lucidità del pensatore. È forse il personaggio che più mi ha impressionato per la sua capacità di leggere nell’animo umano. Fin dalle prime pagine comprende aspetti di Boccadoro che nemmeno lui riesce ancora a vedere. È una figura che rimane immobile solo in apparenza, perché il suo viaggio si svolge all’interno.

A tratti mi è sembrato persino troppo austero, troppo trattenuto. Ma è proprio questa caratteristica che, nel finale, acquista significato. Anche Narciso sembra intuire il prezzo pagato per una vita vissuta quasi esclusivamente nella disciplina e nel pensiero.

Boccadoro, invece, sceglie il rischio. Lascia la sicurezza del monastero per inseguire una vita senza garanzie. È una scelta che oggi può apparire romantica, ma che nel contesto del romanzo significa esporsi alla fame, alla violenza, alla malattia e alla solitudine.

Ho ammirato il suo coraggio. Non perché ogni sua decisione sia giusta, ma perché accetta di vivere fino in fondo le conseguenze delle proprie scelte.

«Cercando infatti di realizzarsi con le doti ricevute dalla natura, un essere umano compie la cosa più alta, e l’unica sensata, che possa fare.»

Forse è proprio da lui che arriva una delle intuizioni più belle del libro: l’arte ha bisogno della vita. Per creare occorre avere qualcosa da raccontare. Occorre aver amato, sofferto, sbagliato, viaggiato, osservato. L’opera nasce dall’esperienza.

Tra le pagine che mi hanno colpito di più ci sono quelle dedicate alla peste. Hesse riesce a raccontare la morte e la devastazione senza cedere alla tentazione del sensazionalismo o della disperazione assoluta. In mezzo al caos, Boccadoro continua a vivere il presente con intensità, come se ogni giorno potesse essere l’ultimo.

«Siccome il mondo è pieno di morte e orrore, io cerco sempre di consolare il mio cuore e di cogliere i bei fiori che ci sono in mezzo a questo inferno.»

Eppure, se dovessi indicare il tema che mi è rimasto maggiormente dentro dopo l’ultima pagina, non parlerei né dell’arte né della contrapposizione tra spirito e corpo.

Parlerei del ritorno.

Boccadoro parte, si perde, cambia. Vive più vite in una sola esistenza. Ma il romanzo trova i suoi momenti più commoventi quando le strade dei due protagonisti tornano a incrociarsi.

La scena del loro incontro nella prigione mi ha profondamente emozionato. E ancora di più mi ha colpito il finale. Non tanto perché Boccadoro stia morendo, quanto perché torna a casa.

Torna da Narciso.

È l’immagine che conserverò del romanzo: Boccadoro al termine del viaggio e Narciso al suo capezzale.

Per tutto il libro mi sono chiesto quale fosse davvero la natura del loro rapporto. Amicizia? Amore? Fratellanza spirituale? Hesse non offre una risposta definitiva e forse è proprio questo il punto. Alcuni gesti tra i due sono carichi di una tenerezza che ancora oggi colpisce il lettore. Eppure ridurre il loro legame a una sola definizione significherebbe impoverirlo.

Quello che conta è che continuano a riconoscersi.

«Quindi hai pensato ancora a me?» chiese piano Narciso.
Boccadoro rispose altrettanto piano: «Oh sì, Narciso, ho pensato a te. Sempre, sempre»

Dopo anni, dopo le avventure, dopo le separazioni, dopo i cambiamenti.

Forse la grande intuizione di Hesse è che l’esperienza da sola non basta e che nemmeno la conoscenza da sola basta. Narciso e Boccadoro trascorrono la vita percorrendo strade opposte, ma il senso del loro viaggio emerge davvero soltanto quando le loro strade tornano a incrociarsi.

Naturalmente il romanzo non è privo di limiti. Alcune figure femminili finiscono per assomigliarsi e per incarnare più un’idea che una persona. Dalla zingara alla moglie del funzionario imperiale fino alle giovani donne incontrate lungo il cammino, spesso sembrano variazioni di uno stesso archetipo.

È però una scelta che trova una spiegazione all’interno del romanzo stesso. Boccadoro non sembra cercare davvero le singole donne che incontra, ma un’immagine più profonda e originaria: quella della madre perduta che continua a riaffiorare nel corso della sua esistenza.

In alcuni passaggi anche la successione delle avventure rischia di apparire ripetitiva. Ma si tratta di limiti che non intaccano la forza complessiva dell’opera.

Perché ciò che rimane, una volta chiuso il libro, non è una singola scena o una riflessione filosofica.

Rimane l’idea che una vita debba essere vissuta fino in fondo, con i suoi errori, i suoi rischi e le sue scoperte.

E rimane la consapevolezza che, in mezzo a tutte le strade che possiamo percorrere, sono i legami autentici a dare un senso al viaggio.

Consiglierei questo romanzo a chi ama le grandi storie di amicizia, a chi apprezza i romanzi storici e a chi si sente diviso tra il desiderio di sicurezza e quello di libertà.

Ma soprattutto lo consiglierei ai lettori più giovani, a chi si trova davanti a una scelta di vita e sente il richiamo di strade diverse.

Non tutti i classici sopravvivono al confronto con le aspettative che li precedono. Alcuni restano importanti per ragioni storiche, altri si fanno ammirare più che amare.

Con Narciso e Boccadoro mi è successo il contrario.

Sono convinto che questo sia uno di quei libri destinati ad accompagnarmi per anni.

E forse è il complimento più grande che si possa fare a un romanzo.

Narciso e Boccadoro di Herman HesseNarciso e Boccadoro di Hermann Hesse
ISBN: 9788852016653
Edito da Edizioni Mondadori il 7 October 2010
Genere: Family & Relationships / Friendship, Fiction / Classics, Fiction / Historical / General
Pagine: 280
Formati: Brossura, eBook
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