Marco Balzano – Resto qui

La recensione di Resto qui, l'ultimo libro di Marco Balzano finalista al Premio Strega 2018 (Einaudi)

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“Ci avessero domandato quel giorno qual era il nostro desiderio piú grande, avremmo risposto che era continuare a vivere a Curon, in quel paese senza possibilità da dove i giovani erano scappati e tanti soldati non erano piú tornati. Senza voler sapere niente del futuro e senza nessun’altra certezza. Solo restare”

Marco Balzano, chi è l’autore di Resto qui

Marco Balzano ci regala un racconto inedito della nostra storia contemporanea. Milanese, classe 1978, lavora come insegnante. Ha scritto diversi racconti, saggi e tre romanzi: Il figlio del Figlio (Avagliano 2010, Sellerio 2016) con cui ha ricevuto il Premio Corrado Alvaro Opera prima, Pronti a tutte le partenze (Sellerio, 2013) che gli è valso il Premio Flaiano e L’ultimo arrivato (Sellerio 2014) con cui ha ricevuto il Premio Capiello 2015. Nel 2018 da alle stampe Resto qui, il suo quarto romanzo, con Einaudi; il libro si classifica secondo al Premio Strega, vince il Premio letterario Elba, il Premio Dolomiti Unesco, il premio Viadana, il premio Latisana, il premio Asti Corte d’Appello, il premio Minerva e la 92^ edizione del Premio Bagutta. Il libro è in corso di traduzione in diversi paesi europei e americani.

lago curon venosta
lago curon venosta

Resto qui, la trama

Alto Adige, anni Venti. Trina è una giovane maturanda di lingua tedesca con il sogno di diventare insegnante. La regione è da poco passata sotto il territorio italiano, come da trattati di pace della Prima Guerra Mondiale. Con la salita al potere del fascismo, il Duce non solo impone alla regione a tradizione linguistica tedesca l’uso del solo italiano come lingua (anche negli atti pubblici) ma esclude dal mondo della scuola gli aspiranti insegnanti  di lingua tedesca.

Trina, esclusa dal mondo della scuola, inizia ad insegnare in una scuola clandestina, ovvero in una delle scuole di tedesco non autorizzate dal regime. Nel frattempo si sposa con Erich, ragazzo che tutti i giorni visita la bottega del padre e con cui ha due figli, Michael e Marica. Quest’ultima è la destinataria ideale del romanzo, scritto sotto forma di diario epistolare indirizzata alla figlia che nel 1939, all’alba della Seconda Guerra mondiale, parte con la zia (senza il suo consenso) nell’illusione di un futuro migliore in terre tedesche: infatti, in quel periodo Hitler aveva invitato gli altoatesini a ‘ricongiungersi’ con gli altri popoli di lingua tedesca promettendo un futuro migliore.

Nel frattempo, sotto il fascismo si inizia a concretizzare il progetto di un lago artificiale con una diga per la produzione di energia idroelettrica. Un progetto che prevede che il piccolo borgo di Curon, sfondo delle vicende del romanzo, venga distrutto e sommerso, il tutto senza una minima concertazione con gli abitanti della zona, sul piede di guerra. Iniziano le perizie e gli scavi, ma lo scoppiare del secondo conflitto mondiale interrompe i lavori. Erich viene chiamato alle armi e dopo alcuni mesi viene congedato temporaneamente per una grave ferita. Pur di non tornare a combattere insieme a Trina decide di scappare sui monti, mentre Michael, sedotto dalle idee naziste, si arruola nell’esercito tedesco.

Dopo mesi trascorsi in un rifugio patendo la fame, la guerra finisce e la coppia torna in paese. Intanto il progetto della diga viene ripreso ed Erich e Trina lotteranno fino all’ultimo per bloccarlo.

Resto qui, i temi

“Se Dio ci ha fatto gli occhi davanti ci sarà un motivo! É quella direzione che bisogna guardare, altrimenti li avremmo di lato come i pesci!”

Le parole di Ma’, la pragmatica madre di Trina, racchiudono il pilastro portante dell’intera narrazione: la resistenza. Resistenza al dolore di una figlia che decide di andare via, resistenza alla violenza con cui a una comunità viene inflitta una scelta dall’alto, resistenza a una guerra non voluta. Nella forza ma al tempo stesso nella fragilità dei suoi protagonisti, si mescolano tre livelli di Storia: personale, locale, mondiale. Tre fili che si intrecciano e ci restituiscono un pezzo di Novecento del nostro paese dimenticato .

I personaggi principali

Il personaggio principale, a cui viene affidato anche il compito di narrare in prima persona le vicende i Resto qui è Trina, una donna forte ma al tempo stesso mite, che riesce a non lasciarsi andare in balia degli eventi ma al tempo stesso non riesce a nascondere le sue angosce e i suoi pensieri. Idealista e colta, Trina affronta con coraggio la realtà, prima come maestra clandestina, successivamente come madre abbandonata e poi ancora come contadina in sostituzione del marito partito per il fronte.

Erich invece è un uomo premuroso ma rude, un uomo legato alla sua terra che non accetta di subire passivamente gli eventi, per questo insieme a padre Alfred sarà il capo della rivolta contro la diga. Non solo, Erich non nasconde il suo disappunto per il regime fascista  e fugge da una guerra che non accetta.

Ma’ e Pa’, i genitori di Trina, non sono personaggi principali ma meritano di essere menzionati perché con la loro saggezza e tradizione riescono a indirizzare Trina sulla giusta strada.

Stile e linguaggio

Resto qui di Balzano si caratterizza per un linguaggio asciutto ma scorrevole. Trina, in veste di narratrice in prima persona, racconta lucidamente tutti gli avvenimenti, senza cadere in un eccessivo pathos, ma al tempo stesso senza nascondere pensieri ed emozioni che la attanagliano. E’ testimone straordinaria del suo tempo, che viene raccontato in modo scorrevole, quasi cinematografico. Il racconto degli eventi in ordine squisitamente cronologico, rende la narrazione cristallina dal punto di vista dei collegamenti tra causa ed effetto.

Considerazioni finali

Resto qui è un romanzo che si legge con piacere e curiosità. Il fatto che la località dove quasi tutto si svolge, Curon, sia famosa in tutto il mondo per il suo campanile nel lago, rende il romanzo più accattivante. La storia di Trina che si lega alle storie dell’Alto Adige e dell’intera Europa lascia al termine della lettura un grande spunto si come la Storia stravolge le esistenze dei singoli, che possono accettarla, adattarsi o respingerla. Infine, grazie a Marco Balzano, riemerge la storia di Curon e della sua diga, di un popolo sfrattato dalla propria terra che ha cambiato per sempre la sua fisionomia.

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Emanuele Sanzone
Cresciuto con molta curiosità e tanti giornali da sfogliare, nel 2002, con alcuni miei amici abbiamo dato vita a ‘Schiamazzi’, un magazine per scuotere la sonnecchiante Cagnano Varano da cui nel 2007 nascerà il Cagnano Living Festival (rassegna dedicata creatività giovanile) e l’omonima associazione. Dal 2009 al 2013 ho scritto per il quotidiano ‘L’Attacco’ partendo come corrispondente dal mio paese fino a raccontare storie di successo, cultura, eventi della Capitanata. Nel 2012 mi sono cimentato in radio con il programma ‘In giro per il Gargano’, programma per raccontare l’estate garganica su OndaRadio. Nel 2013 dopo la laurea in lettere moderne, mi sono trasferito a Milano dove sono entrato nella redazione di Radio Statale e ho curato le corrispondenze da Milano per ‘L’Attacco’. Dal 2016, dopo essermi laureato in Teorie e metodi della Comunicazione, collaboro con Articolo21.org, e mi occupo di marketing digitale per l'editoria Mi piace tutto ciò che ha a che fare con la creatività, la natura, la buona cucina e i viaggi.