Murales all'East Side Gallery, Berlino, immagine di Emanuele Sanzone
Murales all'East Side Gallery, Berlino, immagine di Emanuele Sanzone

Trent’anni senza il Muro di Berlino: il 9 novembre 2019 cade l’importante anniversario della caduta di uno dei simboli della Guerra Fredda, nella capitale che è forse tra le più emblematiche del Novecento.

Con una serie di appuntamenti anche Zeropositivo vuole affrontare questo importante anniversario, cercando di capire insieme al lettore le dinamiche non solo storiche ma anche artistiche e letterarie. Prima però occorre capire bene cos’è stato il Muro e come si è arrivati ad esso.

Prima del Muro: Berlino dopo la Seconda Guerra Mondiale

Per capire come si è arrivati alla costruzione del Muro di Berlino bisogna fare un passo indietro e arrivare alla fine della Seconda guerra mondiale.  Nel 1945 durante la Conferenza di Yalta svoltasi a febbraio le forze alleate che stavano combattendo contro la Germania nazista concordano che la pace e la stabilità del continente europeo devono passare dall’occupazione totale del suolo tedesco tra le quattro maggiori potenze alleate: USA, Unione Sovietica, Regno Unito e Francia. Anche Berlino, che si trovava nel settore sovietico, veniva divisa in quattro settori, rispecchiando la divisione nazionale. La parte occidentale rimaneva collegata con la città attraverso un corridoio aereo, autostrade e alcune linee ferroviarie. 

Già nell’anno successivo Usa e Urss, iniziano a scontrarsi diplomaticamente. In discussione ci sono i nuovi equilibri Est-Ovest. La convinzione diffusa tra le due superpotenze è quella secondo cui il controllo dell’Europa si intrecciasse inesorabilmente con il controllo della Germania. L’auspicata riunificazione tedesca non solo sparisce dall’agenda diplomatica, nonostante le intenzioni, ma i singoli interessi delle potenze e la divisione dell’Europa sotto le sfere di influenza americana o sovietica, saranno i principali ostacoli alla riunificazione tedesca e della stessa Berlino.  

Il 7 ottobre nasce la Repubblica democratica tedesca (DDR) in risposta alla proclamazione della Germania Ovest, la Repubblica Federale Tedesca (RFG). Da quel momento Berlino Ovest diventa un’enclave dell’Est. La proclamazione dei due Stati si tradurrà anche nell’adesione della DDR al Patto di Varsavia (a guida sovietica) e della occidentale RFG alla Nato. L’equilibrio del mondo passa dalle due Germanie.

La divisione: quando viene eretto il Muro di Berlino

Una vera e propria emorragia:  2,5 milioni di tedeschi dal 1949 al 1961 si spostano dalla Germania Est all’Ovest. Un flusso che ben presto diventa inaccettabile per la DDR. Nonostante pochi mesi prima (il 16 giugno) Walter Ulbricht, capo di stato della DDR, avesse assicurato di non avere intenzione di costruire il muro, nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961 la divisione di Berlino diventa anche materiale. 

Centinaia di poliziotti della DDR dispongono filo spinato lungo il confine tra le due Berlino, in centro e lungo il perimetro della parte occidentale. Oltre 190 strade vengono interrotte e presidiate dalla polizia, 60 mila tedeschi orientali perdono il posto di lavoro a Berlino Ovest perché viene proibito loro di lasciare il paese. 

Pochi giorni dopo arrivano i primi blocchi di cemento armato fra Berlino Est e Ovest. Si contano anche le prime vittime, come Ida Siekeman, che si ferisce a morte saltando dalla propria casa verso la parte Occidentale. Altri scapperanno attraverso gli edifici, tanto che le autorità della DDR comandano l’abbattimento delle case troppo vicine al confine. Chi vive nel raggio dei 100 metri dal confine viene schedato. Ormai il “Vallo di protezione antifascista” è ultimato: 155 km di muro circondano Berlino Ovest.

Il memoriale del Muro di Berlino sulla BernauerStraße, foto di Emanuele Sanzone
Il memoriale del Muro di Berlino sulla BernauerStraße, foto di Emanuele Sanzone

Tre generazioni del Muro di Berlino

In un primo momento la città di Berlino era divisa solo dal del ferro spinato. Ma già dal 15 agosto 1961 la prima generazione del Muro era composta da prefabbricati di cemento e pietra.

Un anno dopo, nel 1962, viene costruito un secondo muro, all’interno della parte orientale: si viene a creare la cosiddetta ‘striscia della morte’ per rendere ancora più difficile la fuga. Successivamente il Muro di prima generazione viene abbattuto.

Nel ‘65 prende forma la terza generazione: lastre di cemento armato con montanti di acciaio e un cilindro di cemento sulla sommità. Dieci anni dopo il Muro di quarta generazione: rinforzato in cemento armato, il quarto muro viene arricchito di recinzioni, oltre 300 torri di avvistamento con cecchini, una strada di pattugliamento illuminata e bunker.

muro di berlino
01 Jan 1990, Berlin, Germany — People sitting and standing on the Berlin Wall, in front of the Brandenburg Gate, celebrating the New Year and the opening of the wall. — Image by © Wolfgang Kumm/dpa/Corbis

La caduta del Muro di Berlino

“Chi arriva troppo tardi è punito dalla vita” con queste parole Mikhail Gorbaciov si esprime al quarantesimo anniversario della DDR,  il 7 ottobre 1989. Il segretario del Pcus russo in quell’occasione ha un lungo colloquio con il segretario generale del SED, partito socialista della Germania Est. 9 giorni dopo Honecker si dimette e viene succeduto da Egon Kranz. 

La Cortina di ferro- quella linea ideale che divideva l’Europa in due in base alle sfere di influenza americane o sovietiche durante la Guerra Fredda- iniziava a mostrare le prime crepe già dall’aprile del 1989. In quel periodo, infatti, l’Ungheria, scossa da moti interni, decide di aprire le sue frontiere con l’Austria e saranno in tanti quelli che scapperanno in Occidente attraverso il confine ungherese, inclusi molti tedeschi orientali. 

La situazione inizia a precipitare a inizio novembre quando ormai 10 mila tedeschi fuggono a Ovest quotidianamente attraversando l’Ungheria. Mezzo milione di persone scendono in piazza il 4 novembre e dopo tre giorni il Governo della DDR si dimette, con ripercussioni sul Comitato Centrale e il Politburo (Ufficio Politico) del partito. Hans Modrow forma un nuovo governo.

Il 9 novembre del 1989 si apre con la notizia che il Ministero degli Interni della DDR  ha deciso di allentare le restrizioni per i viaggi all’estero. Nel pomeriggio Günther Schabowski, responsabile dell’informazione del partito, tiene una conferenza stampa: poco prima riceve da Krenz il nuovo regolamento per i viaggi che però non ha tempo di studiare. 

Sono le 18.35. Durante la conferenza stampa Riccardo Ehrman, corrispondente dell’ANSA, su suggerimento di una fonte segreta del regime, chiede a Schabowski lumi sul regolamento viaggi. Lui risponde che “i cittadini della DDR potranno passare i valichi senza restrizioni”. La verità è un’altra ma dopo altre domande dei reporter aggiunge che il nuovo regolamento entra in vigore immediatamente (in realtà doveva scattare il giorno dopo). 

Nel giro di mezz’ora la notizia rimbalza sui network occidentali e orientali (la stessa tv di Stato della DDR), ma a Est i media non percepiscono la portata di quella notizia. Alle 20.15 sui registri della polizia popolare Volkspolizei viene scritto che “ottanta berlinesi sono in fila davanti al Muro con le valigie in mano”. Nel giro di tre quarti d’ora la coda di auto alla Porta di Brandeburgo è di un chilometro.

Nel giro di un’ora emerge il caos: in un primo momento la Stasi ordina di far uscire solo “i più sediziosi e provocatori” con un timbro sulle loro carte d’identità che copra metà della foto di indentificazione, in modo tale da bloccargli il ritorno. Alle 21.53 la tv di Stato interrompe i programmi per comunicare il contrordine: “per viaggiare c’è bisogno di un visto”. La folla però nel frattempo si accalca lungo il muro, sia da Ovest (dove avvengono le prime picconate) che da Est, alle 23.30 sfonda le barriere della Porta di Brandeburgo. Le autorità della DDR non possono far altro che accettare la situazione e a mezzanotte i valichi sono tutti aperti. Migliaia di berlinesi continuano a picconare il Muro, si incontrano e brindano per la fine del simbolo di una città divisa e ferita.

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