Mauro Gliori fin da ragazzo si diletta a fare schizzi e copie dei lavori dei grandi maestri del ‘500, affascinato dalla figura del nonno paterno, uno degli scultori prediletti da Leone Tommasi, da cui apprende i segreti dell’Anatomia Umana e Animale e i principi fondamentali della prospettiva. Da più di trent’anni dipinge alla ricerca di quello stile e di quel segno caratterizzante che lo pose ben presto all’attenzione di vari e prestigiosi critici. Anche lui è stato tra i protagonisti della mostra “Proposta d’arte” svoltasi alla Arcadia Art Gallery di Milano. 

Fin da giovanissimo ti diletti a fare schizzi e copie di opere dei grandi maestri e poi da adulto hai ripreso il tuo percorso artistico. Cosa ti ha spinto a intraprendere questo lungo cammino? 

Sono nato e cresciuto in un contesto familiare in cui l’elemento di spicco, culturalmente parlando, era rappresentato dal nonno paterno, musicista, filosofo e scultore tanto da essere stato l’allievo prediletto di Leone Tommasi, scultore locale di fama internazionale reso famoso soprattutto dal legame con l’Argentina e la famiglia Peron. 

Dal nonno, Ansano, ho appreso fin da piccolo il linguaggio dell’Arte, con le emozioni ed i messaggi che essa riesce a trasmettere in ognuno di noi. Ricordo che non era un gran parlatore e piuttosto prediligeva esprimere i suoi concetti e le sue passioni attraverso disegni, componimenti poetici, studi filosofici o spartiti musicali. È da lui che ho imparato l’anatomia pittorica, la tecnica del carboncino e della sanguigna, l’impostazione geometrica del soggetto e l’amore per il colore. 

Così fin da piccolo mi faceva esercitare nel copiare grandi opere del passato soprattutto usando le tecniche del carboncino e della matita.  

Ho riguardato i miei quaderni di scuola ed i libri degli anni delle scuole dell’obbligo, che io gelosamente ho conservato, e quasi ogni pagina è infarcita di piccoli disegni, tentativo di ritratti dei miei compagni o dei miei insegnanti, casolari, barche, mare ecc.  

Poi mio nonno, morì, ed io rimasi come orfano dei suoi quotidiani insegnamenti, delle sue interessantissime riflessioni, dei suoi consigli. Passarono anni prima che si risvegliasse in me quella voglia e quella passione che tanto mi aveva accompagnato negli anni dell’infanzia. All’età di quasi 40 anni, quasi per una scommessa fatta allora con mia moglie, comprai una tela, 5 o 6 pennelli e qualche tubetto di tinta ad olio e copiai un quadro di un autore sconosciuto ma che ci era rimasto impresso e dal prezzo esorbitante per le nostre tasche.  

Il risultato, nonostante l’uso di una materiale (olio) che non avevo mai impiegato, fu eccellente tanto che una sera in cui avevo ospite a cena l’amico Fernando Botero, fu notato dall’artista colombiano e ricoperto di elogi soprattutto indirizzati sulla cromaticità e sulla semplicità dell’interpretazione del paesaggio toscano. Con Fernando Botero nacque un’amicizia vera dovuta anche al fatto che io allora ero Presidente dell’Arciconfraternita della Misericordia di Pietrasanta e permisi al grande artista di eseguire due giganteschi affreschi nella chiesetta dell’associazione rappresentanti “La porta del Paradiso” e “La porta dell’Inferno”. A tutt’oggi sono gli unici affreschi di Botero esistenti al mondo e, neanche a dirlo, sono meta di turisti provenienti da ogni parte del mondo. Da allora ogni mia opera passava al vaglio dell’artista che correggeva(verbalmente) le imperfezioni, i difetti e le manchevolezze. Ritrovai in lui quello che avevo perso con la morte del nonno e soprattutto ritrovai quell’antica passione e quell’entusiasmo che contraddistinsero i primi anni della mia vita. 

Il colore rappresenta, a mio avviso, non un’identità astratta, ma autentica energia che contribuisce a rendere viventi le cose dentro uno spazio non materiale ma evocativo

Mauro Gliori
Quali sono i soggetti/temi a te più cari? 

Il tema dominante di quella che possiamo considerare la prima fase del mio percorso artistico è la toscanità che ho cercato di rivisitare con toni e profili semplici in cui l’elemento caratterizzante è il colore che a mio parere è il vero punto di forza della mia composizione. Il colore rappresenta, a mio avviso, non un’identità astratta, ma autentica energia che contribuisce a rendere viventi le cose dentro uno spazio non materiale ma evocativo. In fondo è proprio questo che si chiede all’ Arte: saper suscitare emozioni, evocare ricordi, oltre il limite del nostro tempo. La seconda fase, che peraltro non ha escluso la prima, è il mondo del circo, motivo artistico di grande spessore cromatico e ricco di suggestioni e di intenti. Un circo di altri tempi con le carrozze variopinte, con i tendoni coloratissimi con gli animali esotici e con i clown. Un trionfo del colore cercando di raccontare, con un senso di velata malinconia, la fanciullesca nostalgia di un tempo passato tra gioia e tristezza, sorrisi e pianti salti mortali e clamorosi tonfi che la vita, in fondo, ci offre e che il circo metaforicamente rappresenta. 

Ultimamente, dopo aver creato un documentario storico-musicale sui favolosi Anni ’60, ho intrapreso un terzo filone tematico, quello appunto di eventi e personaggi di questo decennio che ha rappresentato una sorta di spartiacque tra ciò che c’era prima e quello che sarebbe stato da lì in poi. L’intento è quello di poter fare una mostra di quadri con i contenuti di quegli anni (che sono tantissimi) avvolta dalla proiezione del documentario. È un tema nuovo per me, non so quale sarà la valutazione e il giudizio della gente. Una cosa è certa. Il progetto mi ha dato una forza interiore, un ardore ed un entusiasmo che da tempo non provavo. 

mauro gliori spazio
C’è una tecnica che ti appassiona di più? e perché? 

Fin da quando mi sono messo a dipingere sul serio, ho sempre usato l’olio e la tela. I motivi sono molteplici. La brillantezza dei colori ad olio non ha paragoni con gli altri tipi di tecnica pittorica. Il poter ritornare in ogni momento a creare effetti, sfumature e sovrapposizioni di colore lo si può fare solo con i colori ad olio. Per la verità ho provato a dipingere anche usando la tempera e l’acrilico ma ritengo che non abbiano la plasticità cromatica e la duttilità dei colori ad olio.  

Cosa hai esposto alla collettiva ‘Proposta d’arte’ di Milano?  

Per la mostra di Milano ho preferito portare la tematica della Toscanità. Il primo quadro, dal titolo “La resa del mare”, è un po’ una voce di protesta contro l’inquinamento dei mari attraverso la sciagurata e stupida tendenza da parte dell’uomo a scaricare nell’acqua ogni tipo di sostanza tossica di rifiuto con effetti nocivi sulla salute della popolazione marina prima e umana poi. E proprio guardando alla TV un documentario sulla morte di centinaia di leoni marini che morivano soffocati dal tentativo di ingerire oggetti di plastica, è nata quest’opera: il mare i arrende, con tanto di bandiera bianca, alla stupidità dell’uomo. 

Le altre due opere, “Fila di cipressi al tramonto” e “Casolare delle colline toscane” sono un omaggio al cromatismo e alle dolci e verdi colline di prato o di vigneti che rendono il paesaggio toscano unico al mondo da scoprire con calma, suggestione dopo suggestione in un coacervo di equilibrio e di bellezza. I casolari e i cipressi sono gli elementi che caratterizzano questo scenario. 

Quali sono i tuoi progetti in cantiere? 

In questo momento ho concentrato tutti i miei sforzi sul progetto degli Anni ’60. Non so quando sarò’ pronto, forse ad ottobre forse il prossimo anno ma è un proponimento che mi sta tremendamente a cuore e che spero di realizzare al più presto.  

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